DIETRO IL RAZZISMO, LA SOTTOMISSIONE

La furia antirazzista e quella a lei intrinsecamente connessa del ”cancel culture” che stanno devastando quel poco di istruzione e di sapienza di cui è stata capace la civiltà americana, hanno il patronage e il sostegno attivo dei giganti del software e del web; in particolare Google e Facebook. Possibile che i chairman e, con loro, gli interi consigli di amministrazione che governano imprese più potenti della più parte degli stati soggetti all’imperialismo americano e nelle quali lavorano tecnici, esperti, scienziati, diplomati nelle più prestigiose università non solo degli USA ma del mondo, siano potuti scendere ad un livello così infimo e infame di ideologismo terzomondista, cioè roba da far impallidire il compagno Mao e anche Pol-Pot?
Forse l’operazione nasconde qualcosa, specialmente perché l’indottrinamento guarda solo all’aspetto dell’indignazione per le colpe commesse, ma, a differenza delle antiche profezie comuniste non include, dopo i “tristia”, i “gaudiosa”, ovvero l’annuncio del mondo prossimo venturo di fratelli, tutti finalmente eguali, tutti dotati dei medesimi poteri e dunque tutti insieme a dirigere il consiglio di amministrazione di Google, magari via web seduti comodamente sulla panchina davanti alla propria capanna lungo il fiume Congo.
Quale è lo scopo di questo folle denunciare l’uomo bianco, la sua intera storia, ogni sua tradizione religiosa, culturale, politica? Cosa c’è dietro il progetto di metterlo di fronte al ludibrio del mondo per avere fatto del mondo stesso una fogna a cielo aperto? Molto semplice: renderlo schiavo. In che modo? L’assunzione convinta di uno stato di colpa, il sentirsi sinceramente e oggettivamente in colpa genera come conseguenza necessaria un bisogno di espiazione. A sua volta chi sente il bisogno di espiare perde il senso critico di fronte a chi, con autorità, lo convince che deve purgarsi attraverso atti di espiazione. In altre parole lo mette nella condizione di sentirsi “buono” se obbedisce. Senza difese, perché saltato il senso critico, chi vive uno stato di colpa è pronto, per espiarla, a fare quello che gli viene imposto. Diventa un “obbediente” che con gratitudine si punirà nella maniera che gli verrà indicato. Dietro l’antirazzismo c’è l’idea di sottomettere l’intero popolo americano, ma in potenza anche quello mondiale, alle grandi sorgenti delle narrazioni collettive, ovvero i giganti del web, dei mass media, delle imprese di orientamento ai consumi (advertising o più semplicemente pubblicitarie), dello spettacolo e di quelle che gestiscono l’edonismo di massa (musica, divertimenti, moda, stili di vita, beni di consumo che fanno tendenza). Il successo dell’operazione prelude a far diventare l’intero sistema della comunicazione basata sulle immagini e sul web una sorta di tempio del dio Baal, dalla cui bocca escono verità assolute di cui sarebbe blasfemo solo dubitarne, al punto che già adesso vediamo che se qualcuno prova anche solo ad alzare un ditino o semplicemente chiedere un chiarimento, viene incenerito socialmente e le sue ceneri usate per concimare i campi.
E’ evidente che questo progetto non mira tanto o soltanto ai seguaci di fedez e a quelli che seri seri seguono i dibattiti di Bruno Vespa o ascoltano le profezie di Mentana, bensì a quelli che hanno una borraccia con dentro ancora qualche sorsata di senso critico e un retroterra di formazione culturale per la quale sanno tradurre un brano di Seneca e non confondere Mozart con Rossini. Ma sono proprio questi che possono fare qualcosa. Ovviamente con un radicale “cancel mass media” e più ancora sbeffeggiando l’antirazzismo, il siamo tutti eguali, il bene del progresso, non c’è altro metodo che il metodo scientifico, un po’ per uno non fa male a nessuno e così via…
Intanto io lancerei una campagna in linea con i buoni propositi del Consiglio di amministrazione di Google, ovvero l’idea che una compagnia così umanista e progressista non può essere proprietà di qualcuno, ma deve appartenere al mondo intero, dunque deve trasformarsi in una grande associazione filantropica, affidata ad un staff dirigenziale designato dall’ONU, in particolare composto dai membri dei paesi che hanno più sofferto l’odioso razzismo dell’uomo bianco, in questo caso particolarmente adatti sarebbero Moicani, Seminole, Sioux, Cheyenne, Piedi Neri, Apaches, Comanches…

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