Le cause della caduta dell’impero romano d’Occidente

 

 

Esiziale fu all’impero il crollo demografico. Le ragioni per cui allora come ora i sudditi dell’impero smisero di riprodursi  in numero sufficiente a rimpiazzare i morti, possono sembrare molte e di differente origine e rilevanza.  Ma in  realtà sono le specificazioni di una sola, medesima causa: non c’era motivo per affermare se stessi, per voler continuare ad essere piuttosto che non essere, e che dunque il proprio passato avesse sufficiente valore da tenerlo da conto per il futuro. La vessazione fiscale delle classi inferiori e l’annichilimento di quelle superiori che non fossero associate al funzionamento della macchina militare e amministrativa che teneva insieme come un grande scotch i pezzi inerti dell’antica civilizzazione greco-romana, quella della polis,  basata sui consumi sociali, sullo spettacolo e la festa, e sulla gloria, ossia il pubblico ossequio, per coloro che potevano provvedere ai consumi collettivi, era la condizione  necessaria per difendere, fino a che si poteva, i confini. Il fatto curioso che un mondo di almeno  40 milioni di persone(stiamo parlando dell’impero d’occidente soltanto) consumasse tutte le sue risorse e si  sciogliesse lentamente anno dopo anno per difendersi da potenziali invasori che, nella più esagerata delle ipotesi, non potevano assommarsi a 10 milioni di individui, che erano in conflitto permanente fra di loro, che disponevano di tecnologie militari e capacità strategiche assolutamente  inferiori.
Ma il crollo demografico determina appunto questa paradossale situazione, quella di essere 4 volte più numeroso del tuo nemico, enormemente superiore per scienza, mezzi, esperienza ed essere, ciò nonostante, in condizione di inferiorità e destinato a soccombere sul lungo periodo.
Perché? Perché è una questione di energia.
Ogni sistema di civilizzazione presenta un punto di resistenza fra le risorse di cui dispone, i beni che con esse è in grado di produrre, e i modi in cui sono ripartite.  Se il sistema è in equilibrio, in tempi neanche lunghi, prima degrada e poi collassa. La parte più ottusa, più pigra, più debole della compagine sociale finisce per essere come una palla di piombo legata al legno che galleggia e lo trae verso il fondo, esattamente come un piombino legato ad una lenza con un galleggiante troppo piccolo per reggerlo.
Se invece nasce una quantità di individui che il sistema non è neanche lontanamente in grado alimentare deve mettersi in movimento, deve fare forza a se stesso, deve trovare  spazi nuovi, deve vivere.
La cavalleria corazzata romana, nel terzo secolo, faceva sfracelli. Era un corpo d’élite armato magnificamente, comandato da ufficiali di prim’ordine, capace di una mobilità sorprendente, come le attuali squadriglie di caccia-bombardieri.
Gli squadroni di cavalleria corazzata erano chiamati vexillatores, dal verbo  vessare. Il vessillo, che oggi viene erroneamente confuso con bandiera, era il signum di guerra dietro il quale lo squadrone caricava e spianava, come un carrarmato, schiere di Germani sorprese in movimento, villaggi, fattorie. Capaci di penetrare in profondità nel territorio nemico, colpivano spietatamente villaggi e piccoli nuclei abitativi, massacrando chiunque riuscissero a raggiungere: uomini, donne, bambini. Esattamente come oggi un buon bombardamento aereo. Era una forma di ritorsione e soprattutto un sistema di dissuasione affinché le tribù più aggressive e selvagge stessero quanto più lontano possibile dal limes. Ma era come falciare l’erba di un campo: ricresceva sempre e più fitta di prima. Loro, i Wandali, i Burgundi, gli Svevi, gli Alani, i Goti, erano felici e orgogliosi di quello che erano e ogni anno un numero esorbitante di guerrieri, che mai avrebbero potuto vivere e accontentarsi dei magri raccolti dei campicelli coltivati a segale e del latte e della carne dei loro armenti, erano pronti a passare il Reno.
E così, alla fine, non solo passarono il Reno e il Danubio indisturbati, ma furono persino chiamati e ospitati.
Ma questo è solo il lato materiale della vicenda. Quello davvero importante è quello spirituale, e cioè, perché i Romani erano così stanchi di vivere?

1 Comment

  1. pocnnggug

    Nice write-up, thanks: ZTAGYXUQEUEA

    Reply ↓

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