| DESIDERI – SCARICA EPUB DESIDERI2 – -SCARICA PDF Una Zündapp con sidecar. Una donna non comune. Io detesto le ragazze, mi piacciono solo le donne. Un portafoglio con 50 mila dollari. Io detesto gli euri. Solo dollari, al limite pounds. E poi si parte. Niente telefoni, niente carte di credito, niente di niente. Solo tette, cazzi, fighe, ruote, manubri, pistoni, benzina. Arriviamo al Brenner Pass. Qui ci fermiamo. Se troviamo una Gasttette con un letto libero bene, altrimenti dormiamo nel parcheggio, nei sacchi. Al mattino scendiamo, Austria Felix. Siamo nel Norico. Troppo lindo, troppo infiorettato, troppi cartelli, troppi villaggi che ti dicono 30 all’ora e ti mostrano cartelli con i loro bimbi del cazzo che escono da scuola. Meglio passare la Donau e inoltrarsi fra i Bavari. Meno viscidi di perbenismo, più ruvidi di caserma. Tanti caporali e qualche maresciallo di campo. Dormiamo nelle Gasthause di minuscoli villaggi e mangiamo alla loro mensa: canederli di fegato in brodo, cotolette di cervo con salsa di mirtilli, insalata di patate e wurstel di manzo in salsa di cren, lungo la sponda sinistra del Danubio fino a Tubinga. La città dello Stiff, la scuola teologica di formazione per i pastori luterani. E’ dove avevano studiato, Schelling, Hegel e il poeta Hölderlin. Tre amici al bar, ma che amici. Lungo la Neckar c’è la torre dove fu ricoverato e rinchiuso Hölderlin. Si firmava Scardanelli, 1688. Chissà cosa gli suggeriva questo nome da cantante lirico italiano, come d’uso all’epoca, castrato. Un uccellino in gabbia.
E siamo ad un passo dal Reno. Ci dirigiamo a Spira, antica capitale imperiale. La cattedrale, rasa al suolo dai Dakota, è stata ricostruita puntigliosamente, ma purtroppo puzza di nuovo. Però ha conservato le tombe degli imperatori del Sacro Romano Impero e, fra esse, quella del Barbarossa. In più una delle migliori collezioni di manoscritti, di incunaboli, di codici medioevali. Straordinarie opere d’arte. Il Reno è largo più o meno come il Po, ma più profondo e con un volume d’acqua enormemente superiore. Le sue sponde sono bellissime, un impazzire di vigne fra microscopici villaggi, ma tutti dotati di cantina, di Gasthause e Gastette coloratissime, con insegne in legno dipinto: grappoli d’uva, calici pieni, beoni rubicondi che se la spassano. Su e giù, avanti e indietro con la mia bella lungo le rive del Reno, fra un calice e l’altro, fra un bacio e l’altro. I vini, solo pallidi Riesling o Gewurztraminer, davvero buoni come i suoi baci. Una bruna, di quelle corvine dai capelli lisci come lo sono le piume del corvo. Ho sempre sognato delle bionde, mai trovata una. Sempre e solo brune a diverse tonalità. |
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Accettiamo, allora, la rappresentazione delle cose, come si presenta nella sua immediatezza. C’è un luogo che rimane tale nel corso del tempo, ovvero che il tempo può modificare, come un vento che schioda infissi e tegole, ma solo occasionalmente, usurandolo dall’esterno come una spazzola di ferro il legno sul quale di continuo viene passata. Di contro, c’è il tempo che appunto investe le cose come un vento che si alza per motivi occasionali e sconvolge l’ordinata disposizione dei panni stesi al sole, rompe i vetri della finestra lasciata incautamente aperta, scoperchia, quando troppo impetuoso, il tetto di un fienile. Se non ci fosse il vento, tutto resterebbe com’è per l’eternità. Eppure non possiamo pensare nessun tempo che sia fuori luogo, quando pensiamo al passato, ad un ricordo del passato, lo dobbiamo, come una farfalla allo spillone, inchiodare ad un certo luogo. Certo, ci sembra che la teca nella quale conserviamo le farfalle dei nostri ricordi, possa sussistere anche se vuota di ogni farfalla. Ma noi ricordiamo le farfalle che abbiamo catturato non perché le abbiamo messe dentro una teca, ma perché le abbiamo scorte in quel prato, in quel bosco, su quel fiore. Il luogo è appunto quello, il contesto nel quale abbiamo visto qualcosa che meritava di essere osservata, acchiappata, ricordata. Non ci sarebbe nessuna farfalla da ricordare, se non nel luogo e nel momento in cui fu catturata. Così qualunque luogo nel quale il dispiegarsi della nostra esperienza esistenziale ha fissato nella memoria qualche farfalla i colori delle cui ali ci hanno trafitto l’anima è quello che ricordiamo solo nel momento in cui abbiamo scorto l’incanto di quella farfalla. Tolto quel momento non solo è tolta la farfalla, ma anche quel luogo stesso. Solo nel tempo in cui è avvenuta quella torsione del nostro animo, esiste quel luogo. Fuori di quel momento, non esiste più; in un altro tempo diventa anche un altro luogo. E la memoria allora, che è il momento che tiene a mente altri momenti, che ci dice del luogo dove va a posarsi? Che lo ricorda perché esiste solo come un suo ricordo. Fuori di essa, solo il suono vuoto di un nome di qualcosa vuota come quel suono opaco.
HO PUBBLICATO QUESTO VOLUME CHE HA PER OGGETTO LA MEMORIA DI ALCUNI LUOGHI. IL FORMATO PER ORA E’ SOLO DIGITALE (EPUB O MOBI O PDF A RICHIESTA). IL FORMATO EPUB è IMMEDIATAMENTE SCARICABILE. CHIEDO A COLORO CHE SI SARANNO PRESI LA BRIGA DI SCARICARLO DI LASCIARE UN BREVE COMMENTO CRITICO.
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MEMORIE ROMANE – SCARICDESIDERI – ALFREDO MOROSETTIA EPUB
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| DIALOGO SULLA LIBERTA’ FRA ….. – SCARICA EPUB
Alfredo Morosetti Formato PDF – Pag. 25
La setta degli sciiti duodecimani, conosciuti anche come ismaeliti, è una delle formazioni più radicali, sotto il profilo politico, del mondo islamico, e, sotto il profilo teologico, una delle sette più testardamente legata ad una lettura escatologica del testo coranico. Originaria della Persia, la setta degli ismaeliti fu famosa, nei secoli XII e XIII, per le rocche inespugnabili attraverso le quali costituiva uno stato nello stato ovunque riuscisse ad attecchire, e per la pratica dei martiri assassini, che colpivano con sorprendente efficacia i nemici della setta stessa, e, in modo particolare, i capi politici e religiosi dell’Islam ufficiale, ossia quello sunnita. Fra le credenze professate dalla setta, vi era quella dell’avvento di un ultimo Imam (l’Imam della Redenzione) che avrebbe finalmente svelato i significati ultimi e impenetrabili del testo coranico e avrebbe così liberato il mondo dalla schiavitù della legge, che, sempre secondo l’interpretazione dei teologi ismaeliti, era stata voluta da Dio, nella sua forma letterale, per punire gli uomini della loro pochezza e miseria. La libertà dunque arriva, secondo questa visione teologica, soltanto il giorno in cui l’ultimo Imam squarcia il velo che si nasconde dietro la lettera del testo coranico e rende finalmente gli uomini liberi dalla costrizione di qualcosa di esteriore come appunto la legge, i rituali, il bisogno di sentirsi sottomessi. Una libertà, dunque, che in un modo o nell’altro viene sempre dall’alto o, meglio ancora, dall’altro. I cavalieri templari erano un ordine di monaci combattenti, istituiti da Bernardo da Chiaravalle, ai quali il santo benedettino aveva affidato la missione di proteggere i pellegrini che si recavano al Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel breve giro di pochi anni divennero una potenza finanziaria, politica e militare. In Francia divennero uno stato nello stato e il re Filippo il Bello, risoluto a liberarsi della loro potenza e desideroso di impadronirsi dei loro beni, con una falsa accusa di eresia, suffragata peraltro dal beneplacito papale, li eliminò facendo condannare al rogo i principali dignitari dell’Ordine e facendo abolire, con bolla papale, l’Ordine stesso. In ogni caso, se le accuse di eresia e di pratiche immonde erano sicuramente false, certamente l’ordine aveva sviluppato una sua interpretazione teologica della dottrina cristiana e aveva, nei confronti del mondo musulmano, una posizione di sicuro non fanaticamente ostile, ma attenta a cogliere quello che poteva unire e dividere i due mondi. |
| I SALMONI DALLE SCAGLIE D’ORO- SCARICA EPUB
I SALMONI DALLA SCAGLIE D’ORO Il filo conduttore è quello dell’illuminazione, per un verso, e del racconto surreale, per l’altro. L’illuminazione è un fiammifero che si accende in una stanza completamente buia e che ci permette di vedere, ma solo per un attimo e in maniera insolita, un piccolo angolo della stanza nella quale abitualmente viviamo. La brevità e il gioco incerto della luce ce lo mostrano da una prospettiva e in una maniera nella quale, in pieno giorno, mai avremmo sospettato, anzi mai avremmo soffermato la nostra attenzione su di esso, mai avremmo potuto immaginare che fosse qualcosa che stava a sé e aveva una sua vitale forza di attrazione. I racconti che stanno in piedi in grazia del fondo surreale che li regge, sono, come dice il nome, surreali. Contengono cioè un eccesso di realtà. L’eccesso di realtà dona loro, quando è genuino, un candore che pulisce la loro esatta realtà di tutta la terra dentro la quale si sono rintanati per proteggersi dal freddo o che li ha ricoperti per la semplice distra”
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| Rime-sparse -scarica PDF
Alfredo Morosetti PENSIERI SPARSI FRA RIME IN FORMA D’AMORE Copyright© 2019 Dutch Communications & Editing – Via G. Banfi 4 – 20142 Milano
Indice LA PIOGGIA DI MARZO……………………………………………………………………….3 A VOLTE LA MUSICA…………………………………………………………………………..4 ESTATE SENESE (seguendo una guida e il suo gruppo fra i sassi antichi di Siena) ……………………………………………………………………………………………..5 CADE. ACCADE…………………………………………………………………………………….7 UBI GAIA IBI GAIUS …………………………………………………………………………….9 Sentire Il Vuoto …………………………………………………………………………………. 13 Un frammento di felicità……………………………………………………………………….. 15 NOTTE D’AGOSTO……………………………………………………………………………. 18 BATTICUOREBATTI ……………………………………………………………………………. 19 La radice del dolore………………………………………………………………………………. 21 Mors Almae …………………………………………………………………………………………. 24 Cose…………………………………………………………………………………………………….. 26 Lettera …………………………………………………………………………………………………. 27 DELLA RAGIONE STESSA DELLE COSE………………………………………… 29 |
| Giovanna e l’ermellino – Scarica PDF
GIOVANNA E L’ERMELLINO
Abitava in un cascinotto mezzo diroccato a una decina di chilometri dalla città. Veniva però abbastanza spesso in paese su di una bicicletta scassata, quasi sempre seguita da un paio di cagnazzi di razza indefinita e dalle forme scombinate. Quando passava per la piazza del borgo, c’era sempre chi, fra i rampanti stravaccati sulla veranda del bar, la seguiva con lo sguardo beffardo, ma non implacabilmente ostile ad un eventuale compromesso – era troppo bella e fiera per potersi permettere un’intransigenza di principio. E lei ricambiava con lampi d’odio che le uscivano dagli occhi viola e che incenerivano il morbido dei suoi fianchi e il dolce che sarebbe stato accarezzare i suoi seni. Una volta aveva urtato e graffiato, col freno della bici, il parafango della X5 del figlio del chirurgo primario dell’ospedale, il sogno ad occhi aperti di tutte le aspiranti veline, il principe e il maestro incontestato del banchetto della gioventù. Lui era balzato dalla sedia ed era corso alla macchina, dove lei, caduta a terra, malediva i Suv che ammorbavano l’aria, già ammorbata dalla presenza di certa gente, e che, per di più, erano costruiti sottraendo almeno 300 tonnellate di panini ai bambini affamati dell’Africa. In un primo momento il giovanotto l’aveva accusata di avere fatto apposta e minacciava di denunciarla se non avesse risarcito il danno. Uno dei cani, a peggiorare le cose, aveva anche pisciato su di una ruota. Lei, aggrappata ad una maniglia della X5, si tirò sù e disse: “Quanto vuoi?” Lui raccattò la bicicletta, gliela porse, e la cosa finì lì…..
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Formato PDF – Pag. 10 Indice Nigrizia p. 5; Budino al latte della verità p. 7; Polenta e castagne p. 17; Il culatello di pesce p. 21; Torta ai diamanti alla maniera del rag. Gaslini p. 24; La grappa alle tamerici salmastre p. 29; Il risotto degli amanti p. 33; Ostriche alla salsa segreta di erbe fini di primavera p. 35; Banane e fagioli fritti in olio di cocco sull’isola del tesoro p. 45; Pane amore e odore p. 59; Insalata di pomodori e peperoncino alla Carlà p. 65; Il dono di Dionysos p. 73; La dieta vegetale p. 77 |
Una Zündapp con sidecar. Una donna non comune. Io detesto le ragazze, mi piacciono solo le donne. Un portafoglio con 50 mila dollari. Io detesto gli euri. Solo dollari, al limite pounds. E poi si parte. Niente telefoni, niente carte di credito, niente di niente. Solo tette, cazzi, fighe, ruote, manubri, pistoni, benzina. Arriviamo al Brenner Pass. Qui ci fermiamo. Se troviamo una Gasttette con un letto libero bene, altrimenti dormiamo nel parcheggio, nei sacchi. Al mattino scendiamo, Austria Felix. Siamo nel Norico. Troppo lindo, troppo infiorettato, troppi cartelli, troppi villaggi che ti dicono 30 all’ora e ti mostrano cartelli con i loro bimbi del cazzo che escono da scuola. Meglio passare la Donau e inoltrarsi fra i Bavari. Meno viscidi di perbenismo, più ruvidi di caserma. Tanti caporali e qualche maresciallo di campo. Dormiamo nelle Gasthause di minuscoli villaggi e mangiamo alla loro mensa: canederli di fegato in brodo, cotolette di cervo con salsa di mirtilli, insalata di patate e wurstel di manzo in salsa di cren, lungo la sponda sinistra del Danubio fino a Tubinga. La città dello Stiff, la scuola teologica di formazione per i pastori luterani. E’ dove avevano studiato, Schelling, Hegel e il poeta Hölderlin. Tre amici al bar, ma che amici. Lungo la Neckar c’è la torre dove fu ricoverato e rinchiuso Hölderlin. Si firmava Scardanelli, 1688. Chissà cosa gli suggeriva questo nome da cantante lirico italiano, come d’uso all’epoca, castrato. Un uccellino in gabbia.
Il tempo e il luogo sono cose diverse? Sarebbe bello poter dimostrare che lo spazio non è altro che il tempo colto nella sua forma esteriore e il tempo, lo spazio nella sua forma interiore. Ma non saprei da dove iniziare per condurre a termine una simile dimostrazione, eppure nel mio intimo sono convinto che sia così.
ALFREDO MOROSETTI



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