LO SPIRITO DEL DESIDERIO

Se usi la parola “spirito”, ti giudicano un cretino fuori dal mondo, peggio un mistificatore che per oscuri motivi cerca di accreditarsi usando termini che riecheggiano antiche superstizioni alle quali i minus sono in qualche modo affezionati. Eppure era un termine di senso comune fino ad almeno e oltre la seconda metà del secolo XIX. Lo usava Hegel, Kierkegaard, Schopenhauer, persino Nietzsche. Il Positivismo trionfante lo ha condannato all’ignominia perché non “scientifico” e lo ha associato alla credenza negli “spiriti” delle anime più ingenue. Eppure ancora oggi si usa l’espressione ”lo spirito dei tempi” senza difficoltà. A tutti sembra voler dire qualcosa di sensato.

Lo spirito era l’altro modo per definire il pensiero, individuando in esso la facoltà che rende l’uomo uomo, ossia l’essenza della dimensione umana. In realtà non era il pensiero in senso stretto, bensì il suo aspetto effervescente, il modo attivo in cui si pensa per modificare e rinnovare i pensieri, specie quelli che ci  legano gli uni agli altri in quel grande gioco linguistico che è la società. Chi è un uomo di “spirito”? Chi si distingue non solo per l’intelligenza delle sue affermazioni, ma per la capacità di mettere in luce il tratto spesso buffo e incoerente di tante nostre  credenze. Lo spirito è il processo che processa il pensiero e lo rinnova.  Dunque è quella misteriosa forza che non si dà pace e continua a incastrare le parole in modi sempre nuovi  e originali. Cani spiritosi non se ne sono mai incontrati, però persino fra i carabinieri può capitare di incontrare qualcuno spiritoso.

Se è questa impalpabile e benedetta energia della mente, allora non è che un modo convenzionale per dire che lo spirito è il “desiderio”. Noi siamo desiderio, la natura umana è creata dal desiderio e la natura umana crea il desiderio. Il desiderio è ciò che crea se stesso. Il desiderio desidera se stesso. E il desiderio è ciò che vuole se stesso in altro. Presuppone e  impone un essere che non è noi al momento presente ma vorrebbe essere noi, una volta trasformatosi in quello che il desiderio reclama. E cosa reclama il desiderio in maniera essenziale? Reclama il desiderio altrui. Reclama non solo quello che suppone gli altri desiderano, ma più di tutto il desiderio con cui gli altri desiderano. Desidera essere desiderato. L’amore non è altro che questo. Desiderio di desiderio. Il desiderio è dunque l’essenza del pensiero, ovvero del fatto che parliamo, che siamo il linguaggio con cui parliamo. In quest’ottica noi siamo  desiderio, ossia spirito, e non possiamo che considerare lo spirito, ovvero il desiderio, l’unica cosa che conta nella vita. Il desiderio è possibile perché il linguaggio dice che ci sono io, che ci sei tu, che ci sono loro. Il desiderio dunque rende impossibile all’individuo l’esperienza della solitudine. Nessuno può essere solo con se stesso, perché nel momento stesso con cui dice “io” in realtà si rivolge a se stesso come se fosse un “tu”, un altro. Nessuno può parlare a se stesso se non nella forma di un interlocutore che gli sta di fronte e con cui si intestardisce. L’io vuole che tu lo vuoi, alla faccia o con la benedizione di loro che ci stanno guardando. Sono soli coloro che parlando a se stessi, trovano di scarso interesse quello che hanno da dirgli e quello che da lui potrebbero sapere.

E allora? E allora niente, se non che è bene non fidarsi di come il sapere collettivo ti racconta le cose. Sono incredibilmente più belle e meravigliose di come ti vengono inscatolate. Non saremo mai soli, avremo sempre qualcuno con cui parlare, un tu che amiamo quanto  l’io che immagino essere me, e che ci è sconosciuto esattamente come colui che di essere così solo.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *