BUONE NOTIZIE DAL VATICANO: PELAGIO AVEVA RAGIONE

 

Una delle cose più sorprendenti del mondo attuale è che, con 200 anni di ritardo, afferma convinto idee che sono state elaborate  nella prima metà del secolo XIX. Naturalmente quasi nessuno sa da dove vengono, chi ne fu l’autore, quali critiche subirono al momento della loro iniziale diffusione. Le   fa proprie perché sono nell’aria e perché le avverte come la cosa più simpatica e confortante con la quale affrontare la giornate, ovvero porsi di fronte al mondo. Certo l’idea marxiana dell’ uomo faber, del lavoratore che plasma il mondo e al tempo se stesso, è un po’ in ribasso causa l’automazione tecnologica che rende l’uomo un appendice irrilevante dei processi di produzione e trasformazione della materia. O forse siamo all’inveramento dell’idea marxiana di una  materia primigenia e intelligente il cui scopo è trasformare se stessa, attraverso processi sempre più intelligenti e artefatti, al punto di non necessitare nemmeno più di un supporto così fragile e imperfetto come l’uomo. L’intelligenza, liberatasi finalmente dell’uomo, può tornare alla materia nuda e cruda e divertirsi a plasmarla come è più raffinato farlo a suo libero intendimento, di sicuro libero di ogni limite umano, ovvero sentimentalismi, paure, scrupoli, pudori. Come del resto la Cina concretamente insegna, sebbene i marxisti non vogliano vedere nel comunismo cinese la vera verità del marxismo stesso e il suo stesso trionfo, dove altrove è miseramente crollato. E allora pensano all’alternativa ayatollah. Sembra loro più umana. C’è parola più odiosa e gonfia di impudicizia che quella che si appella all’umanità?

Così vediamo il trionfo del compagno di merende di Marx, Ludwig Feuerbach, l’autore del saggio “L’essenza del Cristianesimo”. Il nocciolo concettuale di quel saggio, peraltro risibile, è oggi il pensiero involgarito non solo e non tanto del commesso viaggiatore – e questo passi – quanto dei principi della chiesa, dei papi e, dietro di loro, dei preti di campagna e di quell’immenso volgo che non crede in niente ma crede in quelli che hanno il potere di parlare loro dall’alto delle antenne tv.

In soldoni, Feuerbach ci dice che non c’è alcun Dio fuori di noi, perché noi, l’umanità siamo Dio stesso. Per secoli e secoli l’uomo ha stentato a vedere dentro di sé quelle potenzialità che gli sono proprie e che sono divine, dunque le ha proiettate in esseri immaginari fuori di sé, ha immaginato divinità onnipotenti, dotate di infinita potenza creativa,  spesso crudeli e inesorabili, ma infine riassunte tutte nel Dio cristiano e nella figura di Gesù, il cui tratto essenziale è un infinito amore per l’Uomo stesso. Dio ti ama, ed è giusto che sia così, giacché l’Uomo che altro potrebbe amare se non l’uomo, essendo Dio? Amare Dio e amare l’Uomo è la stessa cosa, giacché come dice testualmente Feuerbach: “Nell’altro uomo devi vedere Dio stesso….” Sembra don Ciotti, commentato da papa Leone. 

E’ quello che dicono dall’alto del loro magistero: ama il prossimo tuo come te stesso, come insegna Feuerbach e come i cardinali romani ripetono.  Loro includono tutti: pervertiti sado-masochisti, eretici di ogni risma, nemici giurati di Cristo come i musulmani. Nel marocchino bagnato, vedono il volto segreto di Dio. Duemila anni di teologia cristiana gettata nel cesso. Giacché tutto sta nel concetto di “prossimo tuo”. Se con esso s’intende chiunque ti passa nei pressi, allora ama come te stesso Barabba, Ponzio Pilato, Giuda, il compagno Giuseppe Stalin, il dottor Mengele….. Se in invece per prossimo tuo devi intendere chi ti è vicino per spirito e intenzione allora è tutt’altra cosa, giacché Cristo dice che solo chi crederà in me,vedrà il regno dei cieli. Per tutti gli altri, la genna, giacché il peccato originale non perdona. Ammesso che ci sia e ammesso che la chiesa possa mondarti di esso.  Ma già Pelagio aveva dei dubbi circa la faccenda del peccato originale e dunque che la vera missione di Cristo altro non fosse che rincuorarci facendoci sapere che siamo tutti figli di Dio e dunque da grandi pronti a prenderne il posto.

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