Si parla del degrado morale e intellettuale dell’uomo contemporaneo. I due aspetti della faccenda sono correlati. Alla pochezza intellettuale corrisponde la bassezza morale. Che si viva in uno stato di povertà intellettuale lo si può verificare facilmente parlando con coloro che più di ogni altro ne sono la prova: i nuovi laureati e diplomati, specie se in materie umanistiche, ma anche quelli in materie tecniche non scherzano. Quanto alla bassezza morale, basta vedere l’entusiasmo diffuso per hamas, per il finto popolo palestinese, per l’aborto e le sconce donne che si fotografano in pose da casino, a cui fanno da pendànt le foto di uomini in canottiera che esibiscono muscoli da gladiatore di arene di provincia.
Ma c’è un riscontro oggettivo. I pochi che leggono cosa leggono? E qui Amazon ci offre un punto di vista oggettivo e sconvolgente. Ogni giorno, infatti, mette in offerta a prezzo stracciato una lunga serie di volumetti adatti alla cultura di massa. Volumetti, in altre parole, che vanno per la maggiore, dando per scontato che Amazon li promuove per venderli e non per vederseli sbeffeggiati. Il livello letterario di questa roba non è diverso da quello degli antichi fotoromanzi.
Per lo più gialli ambientati in provincia (il commissario Bialetti all’opera), pseudo romanzi storici basati su segreti pruriginosi, i soliti romanzi rosa. Chi legge questa robaccia? Questo è il punto, perché si tratta si testi scritti, da sempre la punta di diamante del livello intellettuale e artistico di una certa società. Insomma fino a ieri si leggeva Flaubert, Stendhal, Dostoievskij, Tolstoi, Proust, Gogol, Mann, Kafka, Goethe, più in piccolo Verga, Pirandello o D’Annunzio. Come mai oggi il lettore medio legge le vicende del commissario Di Blasi o di Harry Bosch, nonché Il segreto della cattedrale, di Rosamunda Infelici, per non parlare di “Sei tremendo ma ti amo lo stesso” di Barbara Strangozzi?
Certo anche 30 anni fa esisteva una merce di consumo intellettuale adatta alla folla, si trattava dei film che “facevano ridere”, vale a dire quella immondizia recitata da comici immondi come Pozzetto, Banfi, Troisi, Benigni, Verdone… Ma si trattava appunto di film, ovvero di un genere di comunicazione di immediato accesso e non molto diversa da quello che era il teatro di avanspettacolo: cioè barzellette, scenette, rutti e scoregge e ballerine mezze nude.
La comunicazione scritta è ad un altro livello. Presuppone una certa auto disciplina e un interesse verso aspetti non scontati dell’esistenza. La letteratura di intrattenimento, per quanto modesta, è pur sempre stata qualcosa di intellettualmente stimolante fino a che aveva come referenti lettori di una certa levatura. Sto parlando di Dickens (Il circolo Pickwick), di Jerome (Tre uomini in barca), di Conan Doyle (Holmes) e, se vogliamo, di Wilde (Il ritratto di Dorian Gray). Tutti testi che si avvicinano di molto alla grande letteratura.
Dunque cosa è successo? Che il sistema tecnico produttivo, oggi dominante, ha cancellato le qualità che rendevano possibile la presenza di un corposo numero di individui di ceto medio-alto, quelli dotati di buon gusto, senso dello humour, curiosità intellettuale, solido retroterra famigliare di ambiente domestici dotati di arredi di qualità e soprattutto di una biblioteca, visione complessa della vicenda esistenziale. Li ha cancellati perché ha cancellato la natura intima della professione che un tempo svolgevano. Oggi ci sono ancora gli architetti, ma sono dei tecnici guidati da potenti software relativi alla scienza delle costruzioni. Fanno quello che la macchina dice loro di fare e forse non saprebbero fare in nessun altro modo. Lo stesso, anzi peggio, per medici che da diagnostici il cui valore stava nel loro occhio clinico, nella capacità di cogliere da un sintomo tutto ciò che ne poteva conseguire, sono diventati lettori di responsi di macchine. Devastati gli avvocati, soprattutto dal numero e dalla presenza di migliaia e migliaia di disperati che svolgono una professione basata su compilazione di moduli e istanze burocratiche. Spianati i professori di lettere e filosofia, oggi programmati a seguire, passo passo, programmi politico-morali calati dal ministero della pubblica istruzione, ma più ancora con alle spalle una formazione intellettuale da avviamento al lavoro. Infine le professioni eminentemente tecniche: ingegneri, commercialisti, informatici, programmatori e matematici statistici. Qui la dimensione tecnologica e informatica ha talmente invaso il campo che altro non sono che appendici delle macchine intelligenti che alimentano immettendo dati con la tastiera.
Dunque la riduzione ad bestias è un dato di fatto, perché il livello generale di scienza e sapienza, è davvero azzerato e ridotto a quello che un tempo era riservato ai giovani che facevano l’avviamento professionale per poi diventare meccanici, falegnami, elettrauto, muratori, idraulici.
La cultura media dell’uomo medio, non importa se italiano, belga, inglese, francese, tedesco (ovunque la medesima), è un insieme di enunciati che il regime elabora e trasmette tramite i suoi mass-media. Che il livello intellettuale medio sia quello della rilevazione e comprensione degli enunciati e non vada oltre, lo provano due artifici retorici. Il primo è la generalizzata mancanza del senso humour. Cosa è il senso dello humour? La capacità di leggere in maniera non letterale un enunciato. Ovvero che la sua verità è il contrario di quello che si afferma grammaticalmente. Il secondo, più oggettivo, la completa incapacità di trovare argomenti a sostegno di quello che l’enunciato afferma. L’enunciato è vero perché è vero. Se chiedi la ragione che dimostra che è vero, l’interpellato stranisce e ti accusa di fascismo.
Dunque siamo in mondo in cui la più parte ha accesso e comprende il senso grammaticale degli enunciati e niente più.
Cosa è un enunciato? Un’affermazione circa uno stato di cose, sia nella forma positiva (è così che stanno le cose) sia nella forma negativa (non è così che stanno le cose). L’uomo della strada, a meno di una grave menomazione, è in grado di afferrare il significato letterale di qualsiasi enunciato. Fa caldo, domani pioverà, quattro è il doppio di due, Elisabetta è una gran figa, non è bello quello che è bello, ma quello che piace ….. nessuno di questi enunciati gli sfugge nel suo significato. Lo stesso per quelli più impegnativi. Dio non esiste, i fascisti sono cattivi, tutte le cose sono un insieme di atomi, viviamo in un mondo ingiusto …… Le cose si fanno più complesse quando qualcuno compone un insieme di più enunciati. Bisogna distinguere la connessione fra enunciati da quella logica di tipo sillogistico. Un sillogismo è una tautologia e dunque, se non in casi estremi, la sua conclusione è evidente a tutti. Tutti gli uomini hanno due occhi, Mario è un uomo, ergo Mario ha due… E’ raro che un uomo massa non riesca ad arrivare alla conclusione. Tragica, invece, la connessione di enunciati che non hanno un legame logico implicito. In questo caso la fondatezza del legame fra cercata e valutata per la sua effettiva congruenza. E allora si scatena l’inferno. Uno dei luoghi comuni che più piace all’uomo e più ancora alla donna qualsiasi è: “Tutte le religioni sono causa di guerra (sotto intendendo che la guerra è la peggio cosa che ci sia) e aggiunge : “Non dobbiamo avere paura dell’Islam, è un assurdo pregiudizio temere gli islamici”. E così avanti. Più sorprendente ancora è la comprensione di enunciati che vogliono essere ironici o umoristici. Se il cretino di massa ode la connessione di enunciati che afferma: “Ho messo il cappotto perché fa un gran caldo”, è fuori dalle sue possibilità immaginare un messaggio fondato sul paradosso allo scopo di far meravigliare e far sorridere. Prende gli enunciati alla lettera e dunque, di fronte ad un enunciato che smentisce l’altro, stranisce e si chiede se chi lo ha emesso sia folle o un ingannatore al servizio di qualcuno (delle élites bancario-israelitiche).
Tutto ciò ci permette di arrivare al punto. Il sistema di dominio, fondato sul materialismo tecnologico, ha generato un mondo composto da una massa densa e appiccicosa di semi idioti che non sono in grado di distinguere l’intenzione di un enunciato dalla sua espressione letterale, di cogliere il bello, di stabilire cosa è vero e cosa è falso. Tuttavia questa massa, proprio perché vive di emozioni e di pulsioni, può essere amministrata solo in un regime di addomesticamento e di propaganda come è sempre stato nei regimi totalitari. Parlare oggi di libertà politica, ossia di un ambito privato in cui la persona è assolutamente padrona di quello che pensa, fa, progetta, sicura che nessun potere potrà mai osare violare quell’ambito, è del tutto impossibile, proprio perché le masse impersonali e abbruttite sono il vero punto di riferimento delle macchine che governano lo stato e la società.



