E’ la frase più nota di Jean-Jacques. La conoscono tutti, almeno per sentito dire, molti senza sapere nemmeno dell’esistenza di Rousseau. Suona bene e sono perciò istintivamente e totalmente d’accordo con essa. Ma cosa vuole dire in realtà e fino a che punto è intimamente contraddittoria? In prima battuta, un saputello potrebbe applicare il paradigma logico per cui se sei libero non puoi essere eguale ad un altro e se sei eguale ad un altro, non puoi essere libero. Ma non è questo che intendeva Rousseau. Con l’affermazione “nascono eguali”, intendeva che gli uomini nascono tutti con un eguale diritto ad agire, ovvero con medesimo titolo a fare delle cose intorno a loro quello che a loro sembra meglio. Con l’affermazione “nascono liberi”, specificava il concetto di cui sopra, ovvero nascono con la facoltà di fare al mondo tutto quello che ritengono di dover e poter fare; sono liberi di decidere con la loro testa come comportarsi e che risposte dare alla natura, con tutte le pressioni che essa esercita su ogni vivente: fame e sete, istinto sessuale, e soprattutto paura e considerazione della morte.
Al contrario dell’uomo, l’orango o il simpaticissimo gattino non nascono affatto eguali e liberi. Tutto quello che fanno è una risposta precostituita che la natura ha scolpito nel loro codice genetico. Non hanno diritto a tutto, perché non sanno nemmeno che c’è un tutto. Il gatto che uccide il topino e poi non contento ne uccide un altro e poi un altro, non è libero di agire. Fa quello che fa perché non ha la più pallida nozione del “tutto”. E il tutto cosa è? Avere idea di una cosa e anche del suo contrario. Se il gatto potesse decidere di avere pietà dei poveri topini, e, a suo piacimento, risparmiarli, sarebbe un nostro pari, potremmo invitarlo al nostro tavolo e farlo votare al Parlamento.
Dunque gli uomini nascono eguali e liberi. Se ci si ferma a questa espressione, non possiamo che essere pienamente d’accordo con Jean-Jacques. Il fatto è che né lui né i suoi seguaci si sono accorti cosa implicitamente comporta questa affermazione, ovvero il classico “in cauda venenum”. E’ una verità vera, ossia velenosa come lo sono tutte le verità vere. Tanto è vero che appena affermato il principio, subito Rousseau alza cielo un patetico lamento circa il fatto che un primo farabutto, invece che limitarsi a mangiare bacche e nutrirsi di quello che trovava nei boschi, ha cintato una parte di bosco, ha abbattuto gli alberi e iniziato a coltivare i campi, impendendo agli altri di entrare in quello spazio che lui definiva sua proprietà. Ma è evidente che la proprietà nasce proprio dal fatto che l’uomo nasce eguale e libero, giacché tutti in teoria hanno un eguale ed infinito diritto a servirsi liberamente di tutto quello che credono. Dunque la base che determina ogni situazione umana, la sua scintilla primigenia è il conflitto di due volontà libere che affermano il loro diritto assoluto sulla medesima cosa. E da questo conflitto primigenio, generato della eguale libertà di ogni uomo che sorge la società come compromesso, ovvero contratto che dice: “Smettiamo di farci la guerra, stabiliamo che io non entrerò nei tuoi campi né sposterò le pietre che ne manifestano i confini (uno dei più tremendi delitti nella Roma arcaica era spostare i “termini”, ovvero le pietre di confine fa i diversi campi, protette appunto dal Dio Terminus, quindi chi le spostava non commetteva solo un crimine contro la società, ma anche un sacrilegio verso un Dio) e così tu farai con me e le mie proprietà.
Dunque cosa ci ha insegnato Rousseau anche senza volerlo? Che gli uomini, se sono uomini, non possono che essere in conflitto reciproco e che questo conflitto può essere messo in mora solo con un patto con cui le parti si garantiscono reciprocamente il rispetto di quello che è loro, ovvero che nessuno abbatterà i termini, che nessuno entrerà nella proprietà altrui.
Provate ora a immaginare cosa accadrà in una società dove la proprietà viene negata come titolo di diritto all’eguaglianza e alla libertà e il governo viola ogni vostra proprietà considerandola al servizio dell’utile comune. Cosa accadrà? E’ facile prevederlo: il caos e, dove ci sono ancora uomini con una giusta circonferenza di testicoli, la guerra civile.


