IL PELLEGRINAGGIO

Fra la fine del secolo X e la prima metà dell’ XI, il pellegrinaggio diviene una risposta di senso comune, una risposta collettiva, alla domanda di trovare una certezza alle verità di fede e, parimenti, diviene un modo sia rituale che morale per esprimere e dimostrare questo bisogno di certezza, rendendolo visibile, attraverso una disciplina esistenziale che lo allontana da tutto ciò che è stato il suo passato, il suo mondo, i suoi interessi e i suoi affetti umani, per attraversare un deserto di solitudine e di rischi, fino ad arrivare al Santuario che, fine del viaggio, ci dice che il nostro viaggio terreno non è stato né inutile follia, né diabolica perversione, ma illuminazione e salvezza. Il pellegrinaggio è sempre esistito, fin dalle origini del Cristianesimo. Il concetto di “peregrinus”, cioè di estraneo, è implicito all’idea di essere “Cristiano”. Il Cristiano vaga, gettato in questo mondo, sapendo che questo non è il suo mondo e rimane in attesa di quello che verrà. In realtà, il pellegrinaggio classico del tardo impero romano assumeva la veste molto spesso di viaggio devozionale presso una qualche santa meta, che poteva essere un monastero, una città santa come Gerusalemme, un luogo ove un santo eremita viveva in perfetta contemplazione, e lì si concludeva con un ritiro definitivo dal mondo. Era allora un fenomeno sociale minoritario e possibile solo a personaggi di alto spessore sociale, spesso di elevatissimo censo senatorio, che terminavano la loro vita in forme di solitudine monastica, liberi da ogni preoccupazione terrena. Nell’alto medioevo ad esso si sovrappose, specie nei paesi del nord Europa e in particolare in quelli di ispirazione monastica irlandese, quello di carattere penitenziale. Ovvero, il pellegrinaggio che veniva imposto da un vescovo o un abate ad un peccatore a emendazione di una sua grave colpa o auto inflitto dal peccatore a se stesso, nella certezza che altre vie di espiazione della propria colpa non sarebbero mai state sufficienti. Non era un viaggio verso una meta, ma un viaggio sostanzialmente senza meta, nel quale il peccatore, estraneo da tutto e a tutti, ma nell’intimo fiducioso nel prossimo suo, perché affidava la sua vita in toto alla carità altrui, spesso coperto di catene o afflitto da un cilicio che gli entrava nelle carni, attendeva un segno, un messaggio divino grazie al quale finalmente sapeva di essere stato perdonato della sua colpa e potere allora ritornare a casa. Alla ricerca di un luogo di devozione, dove trovare ritiro dal mondo, e alla figura del penitente che peregrina per il mondo per mondare la sua colpa, a rendere il pellegrinaggio un bisogno spirituale collettivo, un desiderio universale che tutti prima o poi avrebbero voluto intraprendere come degna corona della loro fede cristiana, intervenne un fattore decisivo, quello relativo alle reliquie. Esse assunsero nella cultura popolare e non solo popolare del medioevo un’importanza centrale e non tanto come potenti talismani che avrebbero concesso grazie portentose come guarigioni insperabili, quanto piuttosto la certificazione visibile che tutto quanto era scritto nei Libri Sacri, tutto quanto si udiva dal pulpito delle chiese, tutto quanto s’imparava fin da bambini era un racconto assolutamente vero, che tutto era accaduto come era stato narrato, che tutto sarebbe finito come le Profezie annunciavano. Il pellegrinaggio divenne subito dopo l’anno Mille, quasi un dovere. A livello individuale, quello di dimostrare a se stessi di essere liberi dal dubbio dell’incredulità e vedere confermata la propria fede nel luogo santo ove giacciono le preziose reliquie che testimoniano il passaggio di Cristo nel mondo e, con lui, dei Santi che subito lo hanno riconosciuto e, dopo di loro, dei Santi che con i loro miracoli hanno dimostrato che il mondo non appartiene al mondo ma a Dio. Certo che nell’estrema commozione provata di fronte al reliquiario, il pellegrino abbia anche rivolto una preghiera affinché qualcosa di bene, legato alla propria personale esistenza, possa a verificarsi, è normale, e in fondo un giusto desiderio umano, che rientra, in ogni caso, nell’idea generale che il bene abbia a trionfare sul Male, che la Vita, anche questa piccola e fragile che abbiamo adesso, abbia a prevalere sulla Morte. Ma il primo ed essenziale bene che il pellegrino incontra è quello che è tutto vero, che tutto quello in cui ha creduto è confermato, che la Salvezza è reale, non un sogno. Dopo l’Anno Mille, l’Europa Cristiana di luoghi santi che conservano preziose reliquie di ogni genere. Spesso di Santi Martiri delle persecuzioni del tardo impero, che vissero nei luoghi ove un certa chiesa ne conserva parti del corpo; oppure Santi del luogo, noti soprattutto in quel determinato ambito territoriale per avere realizzato qualche sorprendente miracolo. Ma essi restano mete di pellegrinaggio sostanzialmente secondarie e di interesse locale, più vicine a una normale e tranquilla ritualità religiosa ordinaria che alla grande impresa devozionale che cambia definitivamente l’esistenza e dalla quale è ben noto che non tutti, anzi pochi, faranno ritorno a casa. In questo caso, il grande pellegrinaggio medioevale conosce tre grandi mete. La prima, la più importante, ma anche la più difficile e rischiosa, il Santo Sepolcro, a Gerusalemme; la seconda la Basilica di San Pietro, a Roma; la terza il Santuario di Santiago di Compostela in Galizia, nell’estremo nord della Spagna, sorto nel luogo ove fu scoperta la tomba dell’Apostolo San Giacomo, l’evangelizzatore della Spagna. Paradossalmente l’unico Santuario che in qualche modo ha ancora una consonanza e una continuità architettonica con quello che fu meta dei pellegrini medioevali è la basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. La Basilica di San Pietro, edificata per volere di Costantino sul luogo e come luogo di nuova sepoltura di San Pietro, non esiste letteralmente più, rasa al suolo e sostituita dall’attuale Basilica rinascimentale, per volontà di papa Giulio II, nel 1506 e completata circa 120 dopo. Infine, dell’antica basilica medioevale di Santiago di Compostela non restano che piccole, quasi impercettibili tracce; tutto nel corso nel tempo è stato rifatto fino al grande e immenso spazio monumentale attuale, entro il quale svetta, pur nella sua bellezza, la chiesa barocca, che più nulla ha a che fare con il luogo ove da tutta Europa convergevano pellegrini armati e disarmati per pregare che la Spagna trovasse la forza per rigettare a mare gli invasori musulmani.

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