OLTRE LA CARTA

Mi dicono che circoli in forma anonima e criminale lo scritto, o forse solo parte di esso, di un eretico tremendo, e giustamente cancellato da qualsiasi biblioteca digitale, per la valanga di idee proprie del tempo dell’ignoranza e per il sistematico incitamento all’odio. Un Gesuita del secolo XX che metteva sotto accusa la scienza medica e il suo braccio operativo, il sistema ospedaliero, come satanica cesura fra l’uomo biologico e uomo esistenziale, ossia come essere votato a cercare il senso della sua esistenza. Sembra che questo pazzo satanista opponesse alla scienza medica e a tutti i suoi favolosi ritrovati, la cura che gli sciamani per millenni hanno ammannito ai membri malati della loro , vale a dire cantilene, il rullare di tamburelli, il tintinnare di sonagli, invocazioni, gesti magici. Forse il malato non guariva, ma circondato dal calore dei suoi parenti e rassicurato dal sentirsi dentro il linguaggio che dava un senso compiuto al suo universo, se ne andava in qualche modo sereno e in pace col mondo. Guarito, in altre parole, almeno secondo quanto ritiene oggi una minoranza nemmeno tanto piccola di filosofi da strapazzo, quelli per i quali vivere è prepararsi a morire.
No, non ho mai letto né ascoltato di persona nessuna delle farneticazioni di gente di tal fatta. So che circolano in giro e qualcuno me ne ha riferito a palmi i contenuti. Naturalmente sono idee assolutamente proibite e chi le divulga, qualunque sia il mezzo, corre grossi guai. Paradossalmente il mezzo con cui idee come queste possono ancora circolare è la carta stampata. Pazzesco, ma è proprio così. La carta è vietatissima, non esiste più in commercio in nessuna forma, né come semplice foglio bianco né come pagina a stampa. La carta è vietata in primo luogo perché è fatta con la cellulosa e dunque la sua fabbricazione è un grave attentato al mondo della natura, al libero respirare degli alberi. In secondo luogo, perché è uno dei pochi mezzi sui quali non è possibile nessun controllo, se non quello materiale, ovvero, tramite una perquisizione fisica di un sospetto e della sua abitazione. Tutto quello che scriviamo, che leggiamo via digitale, l’unico mezzo a nostra disposizione, è completamente sotto controllo del Grande Osservante. Persino quello che si sussurra a voce quasi impercettibile è registrato dai nostri devices mobili, i cui raffinatissimi sensori sono in grado di registrare ogni nostro sussurro. Non li porti con te? Li chiudi in una cassetta piombata quando vuoi parlare in colpevole segretezza con qualcuno? Se dopo 24 ore il device risulta isolato in una qualche scatola piombata, ti piomba addosso la Guardia Etica e allora spiegaglielo tu. Del resto non è bene che sia così? Se uno non ha niente da nascondere, perchè dovrebbe nascondere qualcosa? E se ha qualcosa da nascondere, non è bene che non la possa nascondere? Viviamo in una società aperta, non in una tirannide nella quale un pugno di oligarchi decide per tutti. La nostra libertà e sicurezza dipende dalla fiducia che riponiamo gli uni negli altri e che fiducia potremmo avere nei nostri simili se sapessimo che dicono, vogliono, fanno cose che ritengono non debbano essere note a tutti?
Da quando la carta è stata proclamata ‘ahram’ – impura – non ho più toccato un foglio, nemmeno grande come un biglietto da visita; figuriamoci i libri. Quelli che avevo, come da decreto ingiuntivo, li ho consegnati agli agenti della Pubblica Disinfezione. Un problema immenso, tonnellate e tonnellate di libri in ogni città di cui non si sapeva né cosa fare né come sbarazzaresene. La questione fu posta alla Ratio Summa, che rispose se: “Se essi sono stati filtrati e scannarizzati digitalmente, sono inutili. Se in essi ci sono idee che sostengono e rinnovano l’epoca dell’antica ignoranza, vanno cancellati”. Già, ma come? Bruciarli? Mica siamo gente da rogo di libri come i Nazisti. E poi sai l’inquinamento a bruciare miliardi di tonnellate di carta. Roba da far salire di almeno due gradi la temperatura del Pianeta. Dunque? La soluzione geniale fu quella di discioglierli in speciali soluzioni chimiche in modo da trasformarli in concime organico. Cenere alla cenere, polvere alla polvere, carta alla carta.
Resta il fatto che non tutto è stato consegnato. Un bel numero di scettici e di fascistoidi ha conservato e nascosto copie di libri che consideravano essenziali e che, secondo loro, la Grande Ratio avrebbe giudicato un attentato alla pubblica felicità. No, per quanto ne so, praticamente tutto lo scibile umano è stato digitalizzato e ora di libero accesso a chiunque. Solo pochissimi autori ritenuti perversi sono stati rifiutati. Figuriamoci, sono di pubblico dominio opere come quelle di Orwell e di Huxley, un tempo considerate tragiche e maniacali profezie di un futuro di sventure, oggi, giustamente, sono lette anche dai bambini e considerate favole bizzarre di un mondo impossibile ma buffo e divertente, come quello di Alice nel Paese delle Meraviglie. Io stesso ho letto opere che risalgono all’epoca della grande ignoranza e lo ho potute giudicare per quello che sono: strampalate idiozie di menti non ancora rischiarate dalle luminose certezze che ci vengono dal sapere scientifico. A volte divertenti, se non anche suggestive, proprio a causa della sfrenata fantasia che le anima. Ad esempio, ho letto la Divina Commedia, di quel tizio di secoli fa, un fanatico religioso che supponeva di avere viaggiato in luoghi chiamati Inferno, Purgatorio, Paradiso. Per lo più di una noia mortale, ma in alcuni tratti una lettura divertente o semplicemente curiosa, perché ci rivela aspetti di un mondo scomparso. Ad esempio, secondo questo autore chi si macchia di gravi colpe le sconta per l’eternità all’Inferno in speciali luoghi, detti “cerchie”, con un’espiazione proporzionale, ma speculare alla colpa commessa. Così c’è la cerchia dei razzisti, dove i dannati sono costretti a servire in tutto e per tutto il loro padrone negro, ma per quanto facciano questo s’incazza sempre e li frusta spietatamente. C’è la cerchia dei maschilisti, dove i dannati sono evirati da una cagna rabbiosa e appena questa ne ha divorato gli organi sessuali, questi ricrescono immediatamente per essere nuovamente divorati. C’è la cerchia degli omofobi, nella quale ogni dannato s’innamora perdutamente di un giovane del proprio sesso, ma nel momento stesso in cui cerca di avvicinarlo e accarezzarlo, questo si dissolve come una nebbia, per poi riapparirgli
All’opposto dell’Inferno, c’è il Paradiso, dove si gode di un eterno benessere. Al posto delle “cerchie”, ci sono i “cieli”. Dirige il tutto una specie di Superman, chiamato Allah. Qui troviamo il cielo del Lgbt, dove in una sorta di girotondo infinito, i gaudenti, liberi da ogni impaccio che li lega una forma specifica di sessualità, si congiungono in amplesso totale e universale che, ad ogni orgasmo, dopo un istante di incanto mistico, nel quale esplodono fuochi luminosi di fiori, riprende il suo moto inesausto.
C’è il cielo delle donne in carriera, dove le sante sono in riunione permanente in un mistico Consiglio di Amministrazione, e, fra gli applausi degli azionisti di riferimento, Cherubini, Troni, Arcangeli, relazionano circa la fattibilità di progetti volti a cambiare l’arredo del Paradiso, il vestiario del personale angelico in servizio, le più audaci persino un’eventuale sostituzione del Chairman con una figura di riferimento finalmente femminile.
Antiche stronzate, ma con un pizzico preveggenza, quasi un’anticipazione del futuro, nell’unica forma allora possibile, quella del racconto mitologico.

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