MAMBA TRE PASSI

La grande novità di quest’anno, al Circo Tognazzi, sono state le teche con i serpenti più velenosi del mondo. Dopo le foche che giocano a palla da un trespolo all’altro, dopo i cani matematici che risolvono qualsiasi equazione differenziale, dopo le tigri del Rajastan che ruggiscono sulle note dell’Aida, ecco la grande e terrificante esibizione dei serpenti più velenosi del mondo in teche che riproducono il loro ambiente naturale. Abbiamo così visto la vipera cornuta – si quella che morsicò il seno di Cleopatra – nascondersi sotto la sabbia del Sinai e poi spuntare al bordo di una piccola piramide contenuta nella teca di vetro; abbiamo visto l’enorme cobra reale del Gange, si quello che, gonfiando il collo, fece ombra al Buddha in mistica meditazione nella foresta; abbiamo visto l’insidioso serpente a sonagli del Texas che accennava ad un passo di danza al ritmo scandito dal suo stesso sonaglio; ma più di tutto ha colpito l’immaginazione del pubblico la teca che conteneva una coppia di mamba tre passi, che, nell’ambiente che simulava l’intrigante foresta amazzonica, si esibivano in un numero porno-sexy, essendo considerati, oltre che i più velenosi serpenti al mondo, anche quelli eroticamente più dotati. Come è noto si tratta di piccoli serpentelli neri come l’inchiostro di china, a cui l’espressione “tre passi” è stata affibbiata perché se ti mordono fai a tempo a fare tre passi e poi muori.

Dopo oltre sei mesi di trionfale tournée in tutte le principali capitali d’Europa, la ferale notizia a Roma, proprio nei giorni di festa che anticipano il Carnevale. L’affranto patròn del circo Tognazzi annuncia alla televisione l’accidentale rottura della teca con i mamba tre passi e la loro fuga, probabilmente nei canneti del Tevere, che devono avere scambiato per il Rio delle Amazzoni. L’accorato l’uomo di spettacolo raccomanda la massima prudenza specie nelle passeggiate del lungo Tevere e si dice preoccupato proprio per il fatto che si tratta di una coppia di animali ben noti per il furore erotico, capaci di trombare ininterrottamente giorno e notte, se non per il tempo di procurarsi qualche topo da ingurgitare, e di cui la femmina è in grado di depositare anche 100 uova alla settimana. Come è noto, la femmina non cova né accudisce la prole, ma le uova, appena dischiuse vedono uscire un serpentello perfettamente in grado di provvedere a se stesso e nel giro di pochi giorni capace di risultare letale come i genitori.

Il primo morso appena dopo una settimana. Toccò ad uno spazzino della Garbatella che sconsideratamente aveva smesso di rimanere in malattia e, tornato al lavoro, aveva infilato una mano in un cassonetto dell’immondizia.  Ma in alcuni parchi pubblici già qualcuno aveva segnalato la presenza di serpenti neri e, dopo il povero spazzino, fu la volta di un bimbo che giocava nel giardinetto davanti casa, quindi fu trovato un cane stecchito sui gradini di piazza di Spagna, e una turista olandese fu colta da una crisi di isterismo parossistico quando si accorse che nella fontana di Trevi, nella quale stava per bagnarsi i piedi, una cosa nera, simile ad un’anguilla, nuotava veloce in sua direzione. Nel  giro di due mesi fu il panico.  Soprattutto perché mamba tre passi furono presto segnalati non solo a Roma e circondario, ma nella più parte della città  italiane e, un mese dopo, in tutte quelle d’Europa. Come poi riuscirono ad arrivare ad Hong Kong e a New York resta in mistero, ma il fatto è che a fine estate, tutte le grandi città del mondo segnalavano la presenza di mamba tre passi.

I governi di mezzo mondo convocarono i più accreditati serpentologhi  dei loro rispettivi paesi e tutti concordarono sul fatto che l’ambiente metropolitano si era rivelato l’ideale per la proliferazione incontrollata e incontrollabile della specie. In particolare i cassonetti della spazzatura risultavano essere una fonte pressoché illimitata di alimentazione e, non avendo alcun animale antagonista, niente poteva fermare la loro riproduzione a progressione geometrica. Finchè erano confinati nel profondo della selva amazzonica, le femmine avevano il loro bel da fare a sfornare uova a getto continuo. Come era naturale, solo una piccolissima parte di nuovi nati sfuggiva a predatori di ogni tipo e dunque l’equilibrio inter specifico era rispettato. Ma nelle città era esattamente il contrario, praticamente non c’era ostacolo di sorta alla crescita sana e felice di ogni serpentello.

I serpentologhi convennero che la cosa più saggia sarebbe stato chiudersi tutti in casa, bruciare sulla stufa o nel forno ogni scarto alimentare in modo da fare terra bruciata per l’alimentazione del tremendo nemico e di uscire, se strettamente necessario, solo se equipaggiati di una  muta di cuoio capace di resistere al morso di un serpente.

I governi erano terrorizzati soprattutto del fatto che temevano che le pompe funebri non fossero in grado fornire un numero sufficiente di bare per i morti e, più ancora, data la rapidità del decesso, che ci potessero essere una quantità di cadaveri abbandonati per strada.

Così non poterono che prendere atto che non c’erano alternative ai rimedi indicati dai serpentologhi. Fu fatto decreto che tutti dovevano confinarsi in casa fino a nuovo ordine e avrebbero potuto uscire solo per motivi improrogabili e solo se dotati di muta antimamba. Furono convocati industriali del settore tessile, di quello delle scarpe e del pellame e fu approvato un modello di muta in cuoio pesante che avrebbe resistito ai denti del serpente. Nonostante le proteste degli animalisti e delle signore antipelliccia, chi fosse stato trovato per strada senza muta d’ordinanza sarebbe stato immediatamente arrestato. Fu stilato un codice protocollare per gli eventuali mambizzati, con il quale li si raccomandava di utilizzare in senso civico i tre passi a propria disposizione, ovvero se avessero sentito una duplice puntura di spillo nelle loro carni, facessero tre passi verso il muro del marciapiede e lì si accasciassero per evitare di intralciare il traffico.  Rimaneva il problema delle mani. La muta infatti arrivava fino ai polsi e alle caviglie, ma lasciava scoperte  le mani e i piedi. Se quest’ultimi potevano essere protetti da robusti scarponi, per le mani vi era un problema. Infatti se si fossero indossati guanti di cuoio pesante, non si sarebbe potuto utilizzarle in nessuna maniera. Non si sarebbe potuto guidare l’auto, afferrare alcunché, firmare un qualunque documento. Insomma come non averle. Se, invece, si fossero indossati guanti in pelle morbida, sai il serpente quanto godeva a morderle per benino. Dunque che fare? Il governo fu inflessibile, niente sconti. Chi voleva muoversi in auto, che comprasse l’auto automatizzata che si guida da se stessa, prodotta da Google; al bar, il cappuccino, come qualsiasi altra bevanda, doveva essere fornito con la cannuccia già immersa nel liquido, in modo che l’avventore potesse succhiarselo anche con le mani dietro la schiena, semplicemente piegando il capo verso la tazza. La brioche, invece, fu stabilito che dovesse essere servita infilzata su di un lungo stecchino che la mano, per quanto anchilosata dal guanto di cuoio pesante, poteva infilarlo e stringerlo fra indice e medio e quindi portare alla bocca l’agognato prodotto da forno.

Come in tutte le situazione di panico e di emergenza truffe e notizie infondate di ogni tipo. Milioni di famiglie ordinarono tramite Amazon una mangusta. In molti casi aziende truffaldine inviarono semplicemente un grosso topo, contando sul fatto che erano passati i bei tempi della beat generation e nessuno da decenni era più stato in India in cerca di guru e dunque nessuno sapeva esattamente come fosse fatta realmente una mangusta. Ma il fatto tragico è che anche quando il prodotto inviato era sul serio quello che diceva di essere, non veniva avvertito che la mangusta era ottima contro il cobra, ma praticamente zero contro il mamba, che non conosceva e contro il quale non aveva alcuna ragione di ostilità. Alcuni ricorsero al classico rimedio della nonna. Discendenti di antiche famiglie rurali, ben sapevano quanto il tacchino fosse micidiale contro le vipere; così si vedevano girare per le strade persone in tuta antimamba con legata al braccio una corda alla cui altra estremità era fissata la zampa di un tacchino.  Ma cosa poteva fare un tacchino contro un mamba? Come curare il cancro con l’aspirina. Un conto è la vipera, serpentello lento, pigro, timoroso, votato alla fuga di fronte all’aggressore; altro discorso è  il  mamba, agile e fulmineo come un centravanti del Brasile e combattivo come un migrante appena sbarcato. Ci fu, ovviamente, una strage di tacchini, e il brutto, nonostante si fosse verso Natale,  che nessuno osava poi mangiarli, temendo che il veleno di cui erano morti fosse trasmissibile nonostante la cottura. Per non sapere né leggere né scrivere, come accade a tanti Italiani, furono per lo più spediti alla Caritas di modo che potessero servire a provvedere per un festoso Natale Africano.

Quando la disperazione mondiale sembrava aver raggiunto il punto di non ritorno, un raggio di luce. In teleconferenza a reti mondiali unificate, il Comandante Supremo dell’ONU, circondato dai suoi più fedeli compagni di lotta, vale a dire l’Ammiraglio dell’OMS, il Feldmaresciallo dell’Unesco, l’Emiro dell’Unicef, e dietro di loro, raggianti e solidali, i Presidenti  della Conferenza Episcopale dei G7 Stati più Buoni e Giusti del Mondo, e poi ancora, sullo sfondo, il Presidente e il Comitato per il Premio Nobel, il Direttore e il Consiglio di Consulenza del Museo d’Arte Moderna di New York, il Rettore e lo Staff  d’ amministrazione del M.I.T di Boston, donna Macron insieme al direttore del Louvre, Lord Montagou Gran Maestro del Rito Scozzese, Jeff Bezos vestito da astronauta e Bill Gates da povero, pronuncia una frase che passerà alla storia: “ Ce l’abbiamo fatta, abbiamo avuto fede nella Scienza e la Scienza non ci ha abbandonato. Abbiamo il siero, il mamba tre passi è sconfitto per sempre”.

Lo  sconvolgente e liberatorio annuncio ci mostra che la Scienza, se davvero con cuore puro credi in lei, fa miracoli. Il miracolo sta nel fatto  che il siero salvadalmamba  rivoluziona ogni teoria e ipotesi fino ad oggi creduta razionale nello sconfiggere il male del serpente. L’idea che ha guidato fino ad oggi medici e serpentologhi è che prima il serpente ti morde e poi tu ti fai iniettare il siero. Ora questo approccio scientifico è assolutamente invalidato dal fatto che se il mamba tre passi ti morde non c’è siero che tenga, nessuno fa in tempo a iniettartelo. Ebbene la rivoluzione scientifica portata avanti dagli uomini della borsa di New York consiste nel principio innovativo e mai pensato prima: prima ti inietti il siero e poi ti fai mordere. A suo modo un concetto geniale nella sua elementarità. L’unico problema è che una volta iniettato il siero devi, entro un’ora, farti mordere dal mamba, altrimenti il siero ti avvelena per conto suo. Certo punzecchiare non milioni ma miliardi di individui è un’impresa colossale, ma anche quella di reperire miliardi di mamba che mordano ogni punzecchiato  entro un’ora, ditemi voi se non è una sfida ai confini della realtà.

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