Per molto tempo siamo stati vittime di un’allucinazione intellettuale, ossia che la democrazia fosse il rimedio al totalitarismo (il totalitarismo non è uno stato autoritario e molto cattivo, bensì l’idea che lo stato si fa società e governa in ogni dettaglio la vita dei sudditi secondo progetti ritenuti i più ‘razionali’ e ‘funzionali’ possibili – ma di questo più avanti), ossia ai primi esperimenti di stato totale realizzati nel secolo XX. In realtà il comunismo, il socialismo, il nazionalsocialismo, il fascismo erano realtà politiche avveniristiche, ma imperfette per un deficit di tecnologia e dunque dovevano ricorrere all’uso illimitato della forza per raggiungere gli obiettivi politici e morali previsti. Lo prova il fatto che oggi la Cina comunista è il paese più efficiente, economicamente in grado di concorrere ed essere vincente in quasi ogni ambito di mercato, più socialmente organizzato del mondo. Lì non cade foglia che il governo non voglia e, al tempo, lo stato è il direttore d’orchestra della più grande economia di mercato che si conosca. E’ potuto diventare tutto questo, grazie alla tecnologia che gli è stata graziosamente regalata dagli americani. Oggi in Cina i campi sterminio non sono più necessari, non sono previste parate militari con i capi del Partito in divisa e impalati nell’estatica adorazione di qualche profeta politico, ma non c’è cinese che non sia controllato elettronicamente in ogni momento della sua vita e addomesticato a fare esattamente quello che il governo si aspetta che faccia, pena la perdita di punti di cittadinanza, fino a esaurire la scorta e finire in qualche centro di rieducazione.
La democrazia, così come la conosciamo in Occidente, è la realizzazione piena dello stato totale. E’ lo stato che diventa società, si fa comunicazione morale, regola i modi di divertirsi e di pensare anche per ciò che riguarda la vita personale e privata. Sul piano materiale è una società globale che, come diceva un antico slogan, amministra il suddito dalla culla alla bara; tutto quello che possiede, tutto quello che potrebbe fare sul piano economico o anche semplicemente dello svago non solo è regolato, ma è di fatto proprietà della collettività e la disponibilità dei beni, impropriamente ritenuti di propria proprietà, quella che in termini giuridici si chiama comodato d’uso. Sul piano etico, la collettività statalizzata ti istruisce, ti impone delle credenze, ti dice come è fatto e di cosa è fatto il mondo, quello che normale aspettarsi e quello che non è normale avvenga in natura, ad esempio nega la possibilità del miracolo e dunque persegue psichiatricamente chi li attesta, dimenticando di dire che il semplice fatto che ci sia qualcosa piuttosto che il niente è il più grande miracolo mai immaginabile, ti impone quello che è bene e quello che è male, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Sono mai esistite società nella quale quello di cui sopra non fosse stabilito dalla collettività? No mai, dunque dove sta la differenza rispetto ad ieri? Che oggi esiste un solo apparato che si prende la cura di stabilire tutto ciò e, guarda caso, questo apparato ha il monopolio della violenza per imporre quello che si deve pensare, credere, dire, obbedire. E lo può fare proprio perché ora ha i mezzi per sapere persino quello che avventatamente qualcuno potrebbe dire in casa sua con un cellulare a fianco.
Eppure lo stato democraticamente totalitario non nasce da un progetto politico di qualcuno, non è una scelta, ma una conseguenza. La conseguenza di un’attitudine a pensare il reale secondo una modalità obiettivante, in base ad un criterio interpretativo di carattere funzionale. E’ vero solo ciò che funziona. Il significato di qualunque cosa è la ragione per cui ogni molla, ogni bullone, ogni vite, è messa in quel preciso modo e posizione e perciò, grazie ad essa e insieme a tutte le altre, permette alla macchina di funzionare. La spiegazione della cosa è l’utilità che viene ad avere all’interno di un complesso organizzato per permettere ad esso di funzionare. Tutti avranno sentito il cretino di massa quando, saccente e stupido come un tacchino, ci dice che la religione è uno strumento funzionale al fine di ottenere l’obbedienza dei semplici nei confronti dei loro padroni. Questa è una classica spiegazione di ordine funzionale. In campo biologico ce ne sono infinite, ad esempio – questa è bellissima, ma è vera, la lessi anni fa in testo di antropologia culturale – in un mondo di donne brune ad un certo punto compare una bionda. Come mai? Perché in questo modo è più visibile dai maschi rispetto alle altre e dunque ha più probabilità di essere trombata e avere di conseguenza una prole. La spiegazione potrebbe anche cogliere qualcosa di vero, ma quello che è interessante è che prelude ad una visione generale dell’universo come semplice dispersione di cose che interagiscono senza senso le une con le altre per conseguire fini del tutto parziali ed elementari. In ambito scientifico, il sapere teorico è limitato a qualche grande teoria di ordine fisico. Non ci sono vere teorie oltre alla fisica teorica, bensì piccoli ambiti strutturati che, circoscritto un limitatissimo ambito di fenomeni, provano e riprovano a generare effetti combinando gli elementi. La tecnologia è appunto questo, la produzione di effetti funzionali a scopi definiti. Il fatto che funziona per risultati, la rende invincibile genera così la società per essenza tecnologica, ovvero una società nella quale si accetta solo ciò che è funzionale e si pensa che lo scopo dell’essere è produrre effetti voluti e attesi. Questa posizione ideologica e morale è di fatto lo stato totalitario. Solo ciò che funzionale è vero, solo ciò che funziona va preso in considerazione. Di fatto è la creazione di una fonte di autorità anonima e infinita perchè non contestabile. Lo vedete tutti oggi con la pozione scientifica che guarisce. Lo stato democratico vuole una società funzionale, ovvero una società organizzata secondo criteri razionali e perciò definiti e dunque composta di piccoli automi che col loro fare rendono funzionale il tutto.
L’errore fondamentale sarebbe assumere la posizione contraria, ovvero dare valore al non funzionale, all’inutile. Posizione assurda, perchè appunto dipendente dal contesto ideologico che si fonda sulla dicotomia utile/inutile, funzionale/disfunzionale. E’ ovvio che se accettiamo che la vita possa essere ridotta nello spazio della contrapposizione di cui sopra, non si potrà non dire che è sensato solo quello che alla fine funziona.
Ma il punto è proprio non subire la tirannia di un modo di pensare così falso e riduttivo. Il mondo non è né utile né inutile, nè razionale né irrazionale, né funzionale né disfunzionale. E’ qualcosa che va oltre e che non può essere ricondotto al pensiero lineare. L’esperienza esistenziale è incommensurabile perchè è il passaggio dal nulla all’essere e dall’essere all’essere altro, dunque il suo significato non è il quantum materiale di cose che ci possono rendere comodo il passaggio, bensì la comprensione del mistero per cui siamo venuti all’essere, vale a dire persone, cioè esseri unici e irripetibili che devono rendere conto a se stessi del lato incredibile della loro esperienza, quella appunto che fa loro dire: sono qui e mi ricordo di me stesso.


