BALLARE IL WALSER

Molti di coloro che hanno un certo livello di consapevolezza immaginano che prima o poi ci sarà un’implosione globale del sistema, causata in primo luogo dall’impossibilità di attribuire un qualsiasi valore sensato all’immensa marea di fogli di carta che alcuni chiamano ancora moneta e che, come un cancro, alimenta se stessa in attesa del crollo finale.  A questa tendenza non c’è cura cura possibile, non è possibile rimuovere questo cancro né per via chimica né chirurgica, perché esso è la ragione stessa del sistema, ovvero di un sistema che si è sviluppato scommettendo di essere più veloce dell’immensa onda oceanica di fogli carta lasciati dietro di sé che incombono sul surfista finanziario come sulla spiaggia di Hunginton Beach, California, in un qualsiasi mercoledì da leoni, su chiunque sia salito sulla tavola in attesa dell’onda.

Ma non sarà così. Fatta salva l’eventualità assolutamente non remota di un conflitto nucleare, dopo del quale prevedere qualcosa è assolutamente arbitrario, il sistema non esploderà né imploderà. Semplicemente si sbriciolerà pian piano come un biscotto nella tazza del caffelatte. E allora, come noi facciamo col cucchiaino,  quando cerchiamo di tenere insieme e recuperare i vari pezzetti del biscotto prima che si disfino del tutto, così il sistema userà tutta la potenza della sua  capacità di costrizione per intervenire di volta in volta con misure sempre più oppressive per tentare di tenere insieme e recuperare a sé i vari pezzi di quella cosa che chiamiamo col termine metaforico “società”. Stili di vita da caserma saranno progressivamente introdotti; orari di libera uscita e di rientro ben definiti; il silenzio verrà suonato per tutti all’ora fissata e al mattino saremo chiamati ad essere presenti all’adunata e lì ci vedremo assegnare i compiti per la giornata. Nessuna voce fuori dal coro sarà tollerata e progressivamente qualsiasi proprietà sarà dischiarata illegale e antisociale. Infine tutti saranno numerati, verrà loro assegnata una brandina e un cassonetto dove riporre gli effetti personali, una maschera antigas con cui far fronte ai miasmi venefici del sistema finanziario in via di decomposizione, ogni qual volta ci si troverà esposti casualmente ad essi.  La scienza, intanto, dimostrerà per via scientifica, come è naturale del resto, la non esistenza di Dio. Chi oserà dubitare della scienza … no questo non sarà possibile, perché sarebbe come dubitare che la luce del giorno ci viene dal sole. Chi dubiterà allora nemmeno un sovversivo e nemico del pubblico bene, ma un folle da isolare e da riprogrammare scientificamente.  E così avanti fino a che il biscotto non si sarà completamente disciolto nel caffelatte e non ci sarà più possibilità di tenere insieme alcun solido pezzetto di biscotto. Risucchiate nel liquido della tazza, le masse volgari spariranno in una puccia densa di farina caffé e latte, senza più forma alcuna, pura entropia, persino disgustoso provare a berla, null’altro che rovesciarla nel lavandino di scolo.

Se lo scenario è questo, chi vuole una vita vera, cosa potrà fare per non finire lui e la sua prole nel lavandino di scolo? 

Come fecero i Walser. Chi fuono costoro? Una tribù della confederazione Alemanna, ovvero una serie di tribù di Germani, situate un tempo fra l’attuale Alsazia, Franca Contea e il corso del Reno. Ancora oggi per dire tedeschi, in Francia si usa il termine “Alemàn”. E’ la memoria storica lasciata dai Franchi, ossia le tribù germaniche confederate lungo il Basso Reno, nemiche spietate degli Alemanni, così come quelle Burgunde, Sveve e Marcomanne. Gli Alemanni non avevano scampo, ovunque si girassero si trovavano di fronte a nemici implacabili che volevano il loro sterminio. E in effetti il loro sterminio ci fu, sparirono dalla scena storica. Gli Alemanni furono travolti e sterminati da altri Germani, in particolare dai Franchi e dagli Svevi, ma una delle sue tribù si salvò, quella che prese il nome di Walser (Valligiani).  Questa tribù fece una scelta radicale, emigrò dove nessuno sarebbe venuto a cercarla, fra le montagne dell’attuale Vallese svizzero, ovvero sotto e attorno al Rosa, situandosi ad altitudini che rendevano la vita una battaglia quotidiana con la natura, ma al tempo, la liberavano dal doversi confrontare con la storia, ossia per la contesa delle buone terre dove far prosperare il proprio bestiame e godere di campi facili da arare.

Si erano poste fuori dalla storia, perché avevano rinunciato all’oggetto di contesa e avevano scommesso che si sarebbe potuto vivere anche con poco o quasi niente, se si avesse dato alla vita il suo vero significato: rimanere se stessi, conservare la propria memoria, mantenere l’amore di sé anche a costo di vivere di sola segale e latte.

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