Bussarono ed entrarono senza tanti complimenti. Erano nelle loro divise grigio-petrolio, quelle che indossano nelle missioni ufficiali. Ci dissero di sederci al tavolo e loro di fronte a noi.
Prese la parola l’agente di grado superiore, la donna per intenderci, anche se non si può dire. La legge vieta di caratterizzare chiunque per il sesso, che, di fatto, non esiste più, un abominio del passato cancellato, dopo una lunga battaglia che ha ricondotto, come è naturale, ogni attrazione e legame al principio dell’ orientamento sessuale verso un certo tipo piuttosto che un altro. Comunque io ero rimasto all’antica e continuavo a mio rischio e pericolo a chiamare uomini gli uomini e donne le donne.
L’agente aveva un tono conciliante. Un bonario paternalismo con il quale sembrava volerci guidare ad un accomodamento senza sanzioni, previo un’ammissione di colpa e relativo pentimento.
“Conoscete la legge. E’ fatto obbligo per i cittadini di fascia 3 – voi insomma – di cenare in pizzeria almeno due sabati al mese. In caso si sia costretti, in un certo mese, a saltare una serata, è sufficiente comunicarcelo per iscritto con l’apposito modulo, adducendo come giustificazione anche la semplice formula “ragioni di famiglia. Nel caso, invece, si salti anche il secondo sabato, allora occorre allegare un certificato medico o un documento analogo che dimostri l’impossibilità oggettiva di ottemperare all’obbligo. Bene sono due mesi che vi fate vedere in pizzeria e nemmeno avete spedito alcun documento al nostro comando. Cosa è successo?”
“Vede, siamo stati … – cominciai a farfugliare”. Ma immediatamente intervenne mia moglie, che secondo i crismi della legge, dovrebbe essere indicata come il coniuge 2.
“Non giriamo intorno alla faccenda. Non siamo andati in pizzeria, perché ne avevamo abbastanza. A me la pizza non piace, non ne voglio più sapere di mangiare la pizza al sabato sera”.
“Quello che dice è molto grave – intervenne l’agente maschio – anzi inammissibile. Forse non si rende conto. Lei quando va in pizzeria non è obbligata a mangiare la pizza, ci sono tante altre cose buone da ordinare: calzoni, panzarotti, crocchette, mozzarella in carrozza. Quello che mangiate è inessenziale, ma andare in pizzeria è un atto dovuto; è la dimostrazione che siete persone decenti, cittadini che aderiscono anche col cuore al comune sentire, che non si chiudono nel mutismo della loro condizione particolare e rimuginano chissà cosa nel loro ostinato silenzio asociale. E’ talmente evidente che il semplice mangiare è un fatto secondario. Pensate che noi agenti di pubblico servizio, siamo classificati in fascia 2. Abbiamo l’obbligo di andare due volte alla settimana in palestra e due a una scuola di ballo. Figuratevi l’impegno e la fatica con tutto il lavoro che abbiamo da fare. Eppure lo facciamo con estrema gioia, si gioia, e lo dico senza esagerare, perché è mostrare tutta la gratitudine per il senso di sicurezza e di benessere che riceviamo in dono dal nostro semplice essere cittadini di questo nostro bellissimo mondo.”
“Rilevo adesso dal computer che sono più di sei mesi che non comprano nulla online” – S’intromise l’altro agente.
“Allora abbiamo ragione di credere di che si tratti qualcosa di più che la solita pigrizia e indifferenza nei confronti dei doveri di cittadinanza. Forse qui c’è anche una punta di malizia e di sabotaggio. Mi sbaglio?”
“Agente, – riprese mia moglie – voglio essere franca. E’ vero, il cibo è l’ultima delle cose. La verità è che non sopporto, che non sopportiamo, l’ambiente. La puzza, gli schiamazzi, il maxischermo con la partita di sottofondo…“
“Oh degli snob; dovreste provare a passare di fascia – sogghignò l’agente maschio. In fascia 1 solo ristoranti con cucina internazionale e orchestra dal vivo. Per di più nessun obbligo di frequenza. A discrezione degli interessati. Dovreste però farvi eleggere al Parlamento, perlomeno ad un Parlamento regionale, oppure essere promossi fra i dirigenti di ruolo A in qualche Ministero, o essere Magistrati o membri del Consiglio di Amministrazione di qualche impresa di primari importanza globale o essere Presidenti di qualche Banca. E che ci vuole. Un poco di buona volontà, un poco di fortuna, tanta costanza ….
Comunque adesso basta scherzare. Forse la situazione è ancora rimediabile, un paio di mesi di lavoro socialmente utile, dalle 5 alle 8, prima di quello istituzionale e ci dimentichiamo di tutto. Se vi comporterete non bene, ma benissimo, faremo anche in modo che la mancanza non venga registrata sul vostro foglio di cittadinanza.”
“In ogni caso voglio avvertivi che la cosa non è da prendersi troppo alla leggera. Il minimo sgarro, saltate un giorno di lavoro socialmente utile, un solo sabato senza pizza e finite in un rieducazionale. State molto attenti, quando si è giovani spesso non si è abbastanza saggi da valutare la gravità di quello che si fa e, più ancora, di quello che si dice. Più che la mancanza del sabato, quello che dovremo segnalare nel nostro rapporto sono le vostre parole, il fatto che dichiarate che il sabato in pizzeria lo avete saltato non perché avevate magari qualcosa di meglio da fare, ma perché vi faceva schifo”.
Si alzarono, ci fecero firmare in digitale su di un tablet per il consenso informato, ci dissero che nel giro di due giorni sarebbe arrivata l’ingiunzione per il lavoro socialmente utile, alla quale, con la firma sul tablet, avevamo dato il nostro consenso. Senza salutare si diressero alla porta e se ne andarono.
“E adesso?” Dissi al coniuge 2, vale a dire a mia moglie.
“E adesso abbiamo due giorni prima che arrivi il foglio per il lavoro socialmente utile e inizino le ricerche. Facciamo finalmente quello che sempre abbiamo sognato e mai realizzato. Raggiungiamo la costa e poi in Albania in canotto. Con i nostri risparmi apriremo una pizzeria a Tirana”.



