LA NATURA DELL’AMORE

Ci sono alcuni che amano il vino rosso, altri i dipinti della Cappella Sistina, altri ancora gli “animali” in generale. Qualcuno, più sensato, il proprio cane. Nessun dubbio che se il governo proibisse il vino rosso, la Cappella Sistina incendiata, gli animali dichiarati inquinanti e dunque  sterminati, qualcuno proverebbe un profondo dolore. Ma sarebbe un tormento d’amore? Già perché non c’è amore senza tormento. Conoscete qualcuno che si tormenta per l’amore non corrisposto del proprio cane, che tema di essere tradito da esso (fra amanti il tradimento non consiste nel trombare un terzo, quanto nell’avere desiderato qualcuno che non è il proprio amante)? Persino l’ipotesi, data per scontata, che qualcuno possa amare se stesso, è un uso sbilenco del linguaggio. Conoscete qualcuno che, guardandosi allo specchio, dica: “Oggi mi hai pensato e quanto mi hai pensato? Dimmi ti sono mancato?” Eppure sono frasi abituali fra persone che si amano. Però in questo caso sarebbero da ricovero psichiatrico immediato. L’amore è uno specchio, si può amare solo qualcuno nel quale ci possiamo specchiare e non può essere la propria immagine riflessa. C’entra, ma a lato, col fatto che per quanto perversi potremmo essere, tutto riusciremmo a immaginare e a desiderare meno che un rapporto sessuale con il nostro proprio corpo come oggetto, ossia con noi stessi. Però con un cane si.

Dunque possiamo arrivare ad una prima conclusione certa. Una delle condizioni essenziali dell’amore è che deve essere rivolto a qualcosa che non è noi.  Se è solo una pulsione verso qualcosa è però amore in senso bislacco, così l’amore per il denaro, per il successo, per la natura, per Dio. Non è amore, ma una spinta anche folle verso qualcosa alla quale vogliamo aderire o possedere o comprendere.

C’è una chiave esplicativa che rende chiaro tutto. Possiamo amare solo un ente che potremmo anche odiare. Qualcosa (qualcuno) verso cui il nostro amore potrebbe volgersi in odio; ma anche viceversa, qualcosa (qualcuno) che odiamo e che poi finiamo per amare.

Qualcuno conosce qualcuno che odia gli animali in generale oppure questo cane in particolare? Impossibile. Un animale può fare ribrezzo, può causarci timore se non terrore, potremmo volere la sua disintegrazione immediata, eppure non sarebbe odio, ma semplice istinto di conservazione.

Uno degli aspetti salienti dell’odio è che vogliamo che chi odiamo soffra sapendo che la sua sofferenza è causata dalla nostra volontà di farlo soffrire.  Odiare un cane implica che chi lo odia lo faccia soffrire, godendo di sapere che il cane sta soffrendo sapendo che tu stai godendo nel vederlo soffrire. Se conoscete un tizio così, forse è un marziano.

Dunque la seconda conclusione certa, la natura dell’amore è mescolata alla coscienza e alla volontà. Si può amare solo chi è cosciente di sé (autocosciente), ovvero è capace di volontà e dunque vuole che noi siamo coscienti del suo amore e, di contro,  vuole – o vorrebbe – che il suo amore fosse ricambiato. Non a caso, tu dici a X che lo ami e questo si mette a ridere e allora il tuo amore  si volge in odio. Molti giovani non riescono a dichiarare il proprio amore proprio perché temono che, se negato o deriso, si dissolverebbe se non persino potrebbe  trasformarsi in odio. Ma questa ipotesi gli sembra troppo angosciante. Il bene dell’amore che provano gli sembra troppo grande per rischiare di vederlo svanire.

Quindi sappiamo, terza conclusione certa, che l’amore è un fatto spirituale, ovvero una realtà totalmente ideale che può avvenire solo fra due – e due soltanto – esseri razionali, cioè dotati di volontà e questa volontà dice: voglio che la tua volontà (desiderio) sia assorbita nella mia, voglio che la mia volontà (desiderio) sia assorbita nella tua. Senza due volontà che s’incontrano e si assorbono, nessun amore. Uno dei misteri della natura umana, uno dei tanti che ci dicono che non siamo solo esseri biologici.

Resta il fatto che tante donne di scarsa  immaginazione immaginano che l’istinto materno, o comunque il principio affettivo per cui ci affezioniamo a quello che c’è e che ci pare bello che ci sia, sia amore e se ne escono con la frase surreale che loro amano più gli animali che gli uomini.

L’istinto materno che è un’affezione potentissima anzi dirompente nei mammiferi tutti e negli uomini si congiunge all’idea sentimentale e morale della vita come bene da salvaguardare, ha la sua radice primaria nel lato biologico e non in quello spirituale dell’esistenza. Nella misura in cui si congiunge appunto al principio morale di non provocare dolore, finché possibile, a nessuna forma di vita, diventa un nobile intendimento che conferisce a chi lo fa proprio un tratto sicuramente non mediocre del suo stare al mondo e, tuttavia, nella misura in cui viene idealizzato in qualcosa che non è, ad esempio una comune natura e dimensione spirituale fra uomini e animali, si trasforma in un vizio di ragione e un peccato contro Dio.

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