GOVERNARE LA FOLLA, GOVERNARE ATTRAVERSO LA FOLLA

La folla, come la conosciamo oggi, non è mai esistita nella storia. Nel Medioevo la folla non esisteva. Esistevano i contadini, ma erano fuori gioco perchè erano isolati in lande agricole vastissime e suddivisi in piccoli villaggi, lontani chilometri e chilometri gli uni dagli altri. Al massimo riuscivano ad assaltare qualche castello nelle vicinanze. Ma non erano folla, cioè anonimi sconosciuti gli agli altri che partecipavano ad un evento creato da qualcuno che non era loro. Erano loro, quelli della Mancha o del Roussilion, che, incazzati per qualcosa, si riunivano spontaneamente, conoscendosi più o meno tutti, con forche e torce, e cercavano di incendiare il castello. In città lo stesso, erano tutti suddivisi per corporazioni e al massimo tentavano una sommossa per questioni di categoria. Alla lontana qualcosa di simile, ma molto alla lontana, poteva apparire la plebe delle città romane. In effetti viveva di eventi e di emozioni, ma erano tutti fatti legati alla tradizione religiosa e gli imperatori in realtà se avessero potuto avrebbero incenerito la plebe, piuttosto che farne la base del loro potere. Ma non potevano e dunque l’adulavano e la mantenevano.

E’ solo nella società a urbanesimo industriale che la folla diventa una risorsa politica  essenziale per la stabilità sociale e dunque diventa un prodotto industriale come tutti gli altri, anzi il prodotto industriale  per eccellenza, quello che consente al sistema di riprodursi senza traumi, ovvero senza dover ricorrere alla coercizione armata, come ad esempio in Cina.

Il primo caso storico importante di creazione della folla, tramite l’esposizione di  un simulacro capace di agglutinarla intorno ad esso, fu sicuramente la presa della Bastiglia. Senza questa stupefacente creazione probabilmente la rivoluzione non ci sarebbe nemmeno stata, sarebbe stata solamente una piccola riforma di ordine politico e istituzionale. In realtà la folla, all’epoca chiamata peuple, di rivelò l’espediente decisivo per imprimere il corso che sappiamo agli eventi, anzi per creare il sistema stesso della mobilitazione di massa che tanta parte ha avuto nella storia dei secoli XIX e XX con i relativi regimi totalitari creati essenzialmente tramite l’evocazione della folla.

Tuttavia la produzione della folla rimaneva, nei secoli XIX e XX, un fatto ancora eminentemente artigianale e limitato alla circostanza politica. L’assenza di mezzi di comunicazione di massa visivi e uditivi, pervasivi e costanti,  rendeva il prodotto utilizzabile solo nel ristretto campo della mobilitazione politica. 

Solo oggi abbiamo un prodotto davvero all’altezza dei tempi. Un ritrovato che consente, grazie alla tecnologia catodica e cibernetica,  la mobilitazione permanente della folla, funzionale a qualsiasi ambito di relazione sociale. La società sta in piedi solo perché in ogni ambito di vita è possibile creare eventi a loro volta capaci di mobilitare la folla e fare sfogare la sua furia rapace, la sua rabbia per essere il nulla che danza intorno al nulla, a volte facendo a pezzi a volte sacralizzando la ragione eventuale che l’agglutina. L’esempio più significativo è la presentazione pubblica e religiosa dei nuovi telefonini iphone per lo più a San Francisco da parte dei sacerdoti tecnologici Apple. Uno sguardo superficiale sul fenomeno potrebbe farlo apparire come un espediente merceologico di lontana impronta napoletana per vendere qualche pezzo in più. Ma non è così; si tratta di fenomeno meta economico. Lo scopo è la celebrazione dell’evento, in quanto evento. E’ la funzione religiosa che ci dice che qualcuno è sceso fra noi per darci il nuovo, cioè l’interruzione del continuo pietrificante  del nuovo di ieri.

Il nuovo che scaccia il nuovo è il canone morale e metafisico che da corpo alla religione del colibrì azzurro che domina il nostro mondo. Con facile deduzione sappiamo che l’esistenza del nuovo è il cannibalismo permanente del nuovo: può esistere, come indicava il colibrì azzurro azteco, solo indicando se stesso come forma che divora se stessa nel momento stesso in cui finge di darsi forma visibile.

L’evento spezza il continuum per generare il continuo della coazione a ripetere. L’evento genera la folla che cannibalizza l’evento e invoca il nuovo evento in modo da ricomporre se stessa nella coazione a ripetere all’infinito il processo con cui divora e ricompone se stessa. Il governo delle folle è oggi il folle ciclo ripetitivo con cui l’evento genera la folla. L’evento è dappertutto: nella foggia delle mutande, nel ghiacciaio che si scioglie, nella maschera che ci rende irriconoscibili al virus, nello sbarco sulla luna, nell’incontro di pallone. A sua volta ogni evento si scompone in molteplici microeventi, che moltiplicano alla seconda, se non alla terza potenza, la capacità di generare la folla di ciascun evento, come ben possiamo vedere  ad esempio nel calcio, quelli che adesso si inginocchiano.

La rivoluzione oggi è uscire dalla logica degli eventi, fuggendo così dalla pazza folla.

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