PATRIA

“Tu te ne vai a spasso per la tua patria, o meglio, non in patria, perché la patria l’hai persa.” San Girolamo, Lettere

È la nostra condizione. Siamo tutti senza patria. La patria che cos’è? È il legarsi profondo con la radice che ci dice non tanto chi siamo ma perché siamo come siamo, quale è la ragione che ci fa essere quello che sentiamo di essere. Non è un luogo, sebbene sia sempre circoscritta ad un luogo originario, ma quello che in quel luogo si riceve e si fa. Dire che la patria è la propria cultura è riduttivo e fuorviante. È molto di più. È qualcosa che può essere paragonato all’imprinting genetico trasferito sul piano spirituale. È quello che siamo spiritualmente, ovvero come coscienza di sé, sentimento di sé, volontà individuale e collettiva, riconoscenza nei confronti del passato che ci ha forgiato. Tutto ciò oggi è stato azzerato. Non sappiamo chi siamo e non sappiamo cosa vogliamo, se non come animali in uno zoo, che non vogliono che accadano cose brutte e vogliono che oggi come domani qualcuno ci porti da mangiare. L’uomo comune e oggi un puro spettatore consumista di un mondo al quale è totalmente estraneo e nel quale è totalmente inerte. Questo spiega perché a parte i Trilli e le lagne e totalmente impotente nei confronti di coloro che lo informano e lo guidano, a differenza dei marocchini, che è una patria ce l’hanno, e sono in grado di mettere a ferro e fuoco qualunque capitale europea.
Si ha una patria, quando si partecipa attivamente, cioè intellettualmente, sentimentalmente e anche manualmente alla costruzione del mondo spirituale materiale nel quale si è stati gettati. Una comunità di pastori d’Abruzzo aveva una patria, cioè una cultura infinitamente superiore a quella di oggi di un ragioniere o un impiegato o un avvocato. Ogni pastore non solo sapeva tutto delle pecore e di come dovessero essere governate, dell’ambiente naturale nel quale le pascolava, piante animali proprietà delle erbe, pericoli, natura del terreno, ma aveva un bagaglio di storie, di racconti, di visioni religiose, di credenze morali, oltre ad una capacità di creazione spontanea di manufatti artistici e musicali che lo definiva e lo comprendeva per quello che era nella maniera più certa e più piena. Lo stesso per un mastro birraio dal Surrey un calzolaio della Baviera un contadino dello champagne o un muratore impiegato alla costruzione del Duomo di Milano.
La riduzione dell’uomo generico a puro fruitore di beni di ogni tipo (più diabolico è quello della fruizione passiva di beni spirituali, oggi totalmente estranei alla possibilità di creazione e di verifica diretta del fruitore), ai quali non partecipa nel modo più assoluto alla loro creazione e nemmeno alla possibilità di dare loro un giudizio di approvazione e di conoscenza dei contenuti che gli vengono imposti. Tutto ciò lo rende uno spettatore puro, un estraneo al suo stesso mondo al quale gli si chiede di assistere seduto come davanti uno scorrere di una serie di sequenze di immagini televisive.
E questa situazione sociale la chiave strutturale che spiega la sua oggettiva impotenza, Il fatto che come un tappetino che può essere sbattuto come si vuole. Se volesse reagire non avrebbe strumenti concreti per poterlo fare, perché non può agire su quelli che hanno coloro che possono prendere decisioni e imporre comportamenti, credenze, norme obblighi burocratici, schemi interpretativi della realtà, nozioni date per certe, finti sentimenti umanitari, luoghi comuni spesso farseschi.
Credo che in un contesto del genere, la manipolazione ideologica di massa più cialtronesca e derisoria sia illusione politica. Nei più essa assume la forma di una presunta vendetta nei confronti di presunti abusi e violenze subite, a livello individuale che collettivo (evasori, ladri, spreconi, incapaci, traditori…), in altri il sogno di un regime finalmente efficiente e dinamico che crea ricchezza e ne fa partecipi tutti, in altre parole, un regime Che se prima li rendeva delle pecore adesso degli insetti. Altri ancora speranza in una sorta di palingenesi per la quale sarebbe la logica stessa ad essere spezzata del sistema del controllo totale dell’insieme delle azioni individuali e collettive. Ovviamente senza sapere neanche lontanamente indicare con quali forze e con quali mezzi e con quali forme di aggregazione politica. Ovvio che nulla può la politica, se non indorare la pillola; non esiste azione politica concreta, cioè capace di modificare fatti strutturali, ma soltanto può agire su elementi di dettaglio, come la nomina di burocrati, oppure di gestori di strutture produttive e di interesse sociale sotto il controllo diretto dello Stato. Però siccome la politica funziona come una specie di gioco della tombola alla quale tutti credono di partecipare e di contribuire alla direzione che prenderà il gioco funziona benissimo come strumento di rincoglionimento di massa.
La strada della liberazione (non della libertà che esiste sempre in potenza e mai in atto) passa attraverso il silenzio. Dalla capacità di imporre a noi stessi, non al mondo, il silenzio.
Il silenzio su tutto quello che fino ad ora abbiamo preso per buono, per bello, per giusto. Dobbiamo semplicemente contemplare tutto quello che crediamo di sapere e di volere in silenzio, magari nel silenzio di una chiesa ora anch’essa del tutto silente. Se Troveremo dentro di noi la Grazia che ci darà la forza per fare silenzio, vedremo pian piano volare via come palloncini al vento l’ingombro di idee, di credenze, di follie mitologiche, di volgarità, di parenti violazioni di ogni sentimento ad aspirazione ad un mondo superiore, che la civiltà dell’inerzia materialista e del grande caos consumista impone. Attraverso questo processo di svuotamento potremmo allora sul serio sciogliere le vere catene che ci costringono ad una vita i servi consenzienti e porci finalmente su di un piano realmente alternativo a quello a cui ci sottomette l’ordine dominante. Ma è un processo doloroso e incerto che richiede forza coraggio spirito di vera ribellione. Solo a questa condizione sarà possibile, e dopo che i nuovi barbari hanno raso al suolo le chimeriche costruzione dell’impero del male, costruire una nuova patria, quella che non ha tanto e un centro, quanto l’idea che senza verità, cioè senza porre la domanda circa la destinazione dell’uomo voluta da Dio, nessuna vita è degna di essere vissuta.

 

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