Un giovane ufficiale francese dell’esercito imperiale e cattolico di Massimiliano d’Asburgo decide, a seguito di un sogno profetico, di abbandonare la carriera militare e compiere un pellegrinaggio, per Grazia ricevuta, in Italia alla Madonna di Loreto. Si tratta di Renèe Descartes, nobile di provincia, educato superbamente dai Gesuiti di La Flèche alle lettere classiche e agli studi matematici. La devozione religiosa di Descartes, la sua assoluta certezza dell’esistenza di Dio, non possono essere messe in dubbio, non fosse altro perché tutta la sua filosofia si regge sull’idea di Dio. Senza Dio, il suo sistema filosofico si ridurrebbe a un delirio solipsistico, senz’altra verità se non quella tautologica che sono certo che esiste qualcosa che pensa, ma qualunque cosa pensi questa cosa che pensa, non potrebbe in alcun modo provare che il suo pensato corrisponde ad una verità di un qualunque tipo. L’idea di Dio permette a Descartes di uscire da questo paradosso gnoseologico. Secondo Descartes l’idea di Dio corrisponde a quella di perfezione, ovvero di qualcosa che per esistere non ha bisogno di altro che di sé. Noi abbiamo l’idea di perfezione chiara e distinta nella nostra mente, esattamente come quella di esistere come cose pensanti, abbiamo questa idea di perfezione, che non possiamo ricavare per via empirica dalle cose mondo che sono tutte imperfette (finite), perché è intrinseca alla mente, ovvero la cosa pensante può pensare come pensa, ad esempio per via matematica, perché chi ha generato l’esistenza del pensiero lo ha costruito in modo avesse delle idee certe dalle quali derivava tutte le altre, fra esse anche quella di perfezione o di infinito. Dio è perfetto perché è causa di sé, dunque non manca di nulla, ma se non manca di nulla non può mancare dell’esistenza, dunque in primo luogo Dio esiste. Essendo perfetto, tutti i modi in cui manifesta la sua esistenza sono perfetti, ossia compiuti e dunque nulla può essere altro da quello che è. Dio non può essere che Dio e dunque tutto quello che esiste è in qualche modo un decreto immodificabile di Dio. L’ordine naturale è effetto perfetto della perfezione di Dio.
Una visione del genere di Dio, porta come prima conseguenza che Dio non può modificare se stesso, perché se potesse modificare se stesso, non sarebbe perfetto, ovvero non sarebbe infinito ed eterno, ma sarebbe in divenire, ovvero potrebbe migliorare se stesso modificandosi in meglio (o in peggio). Si scopre la volontà di Dio nell’ordine matematico del cosmo, nelle leggi che governano la mente e la cosa estese, ovvero la natura.
Ora se andiamo a vedere la rappresentazione biblica di Dio, dobbiamo ammettere che si tratta di un Dio imprevidente e incredibilmente pasticcione. Genera l’uomo, ma poi si accorge che gli manca qualcosa e gli aggiunge quel danno che è la donna. Ordina alle sue creature di fare in un certo modo e queste fanno di testa loro. Un po’ s’incazza e un po’ si tranquillizza, in ogni caso è sempre esagitato e scombussola il teatrino della creazione con decisioni improvvise e sconcertanti. Più di tutto scopre di avere messo un su un gran casino che va verso l’autodistruzione e dunque, preoccupato, si fa nientemeno che figlio di se stesso e si auto spedisce in missione terrena per cercare di evitare che la barca della creazione affondi, ovvero vada in una direzione da lui non prevista.
Papa Francesco non ha distrutto niente, la teologia cristiana è stata distrutta da un fervente cattolico di formazione gesuita del secolo XVII che pensava da gesuita, ovvero in maniera chiara e distinta. Dava a Dio quello che era di Dio e lo sottraeva alla follia dei desideri umani.

