Il più straordinario dei misunderstanding è il buddhismo. Antica bandiera di pace e di amore degli hippies USA, anni ’60, è poi diventato a livello mondiale la religione filosofica dell’amore universale per la farfalla e la pulce, della comprensione di tutti con tutti, di una vita tranquilla all’insegna di pappe integrali e mi faccio i cazzi miei, perché il mondo incomincia e finisce con me. Eppure, il fatto che ancora mille anni e più anni fa abbia avuto un successo eccezionale in Cina e in Giappone, mondi di efferata crudeltà e nei quali la spada fu sempre il valore per antonomasia, qualche istante di riflessione avrebbe dovuto suggerirlo.
Non conosco visione filosofica più livida e tagliente di quella buddhista. Una dottrina assolutamente aristocratica e di infinito sprezzo per ogni manifestazione dell’essere. Solo un principe ariano, privo di freni inibitori, poteva avere visto al fondo dell’abisso nel quale a lungo si specchiò, quello che il Buddha alla fine vide. In buona sostanza quello che chiamiamo mondo altro non è che un’immensa palla di desiderio che desidera se stessa. Per la sua infinita brama di sé, divora se stessa e, divorandola, la ricaga fuori, perfettamente identica. In realtà non c’è alcun movimento , nessun passaggio, nessuna nascita, nessuna morte. Tutto è immobile, ma siccome l’infinito desiderio di essere, per potersi desiderare, deve frantumarsi in una infinita quantità o porzioni di sé, è attraverso questa parcellizzazione che può concretamente desiderare di essere, ossia essere qualcosa che è, vale a dire un essere che vive e che lotta per restare vivo, ed è grazie alla morte di altri esseri che può realizzare questo suo desiderio di essere. Ogni atto con cui il vivente afferma la sua volontà di vivere è un atto che assicura l’eternità immobile del principio fondante, giacché è l’immaginazione di essere qualcosa che rende eterno l’apparente ciclo del nascere e morire. Ad esso non si può sfuggire, giacché sia che io usi la mia volontà di vivere contro altri esseri, sia che la usi contro me stesso, il risultato non cambia: è l’avere desiderato qualcosa che assicura l’eternità del ciclo. Se ne esce? Forse, ma solo se smetterai di vedere il tuo essere come dotato di qualche realtà e dunque bisognoso di qualche salvezza. Non c’è alcuna salvezza perché non sei mai nato e mai morirai, sei solo un gioco di luce. Qualunque cosa accada non è nè male nè bene, è solo un’illusione. Ma è anche un’illusione credere di non avere illusioni. Mangia la tua tazza di riso e uccidi senza risentimento tutti quelli che attraversano la tua strada, c’è sempre troppa vita rispetto a quella che sarebbe necessaria per vivere in santa pace.

