MEMENTO MEMORARI

Ho fatto una scoperta interessante. La memoria non è un grande archivio di ricordi, come normalmente la pensiamo. E’ un atto generativo, momento per momento, ovvero una creazione in pronta consegna al momento in cui si invia il comando di quel dato ricordo. Facciamo l’esempio più semplice. Il ricordo di un luogo o di un volto. Ecco quando cerchiamo, voluta o non voluta che sia (spontanea per imprecisati motivi), l’immagine di un luogo essa è generata ex novo al momento perché, quando dopo qualche tempo, cerchiamo di nuovo di raffigurarcela ci apparirà con caratteristiche simili ma non identica alla prima. Non solo, nel momento in cui abbiamo in mente quel luogo o quel volto, più ci concentriamo su di esso e più dettagli e aspetti inattesi al primo vaglio ci appariranno alla mente. Il processo potrebbe essere inteso come un fascio di luce che illumina una parete oscura di quadri appesi su di essa. Ma non credo sia così. Il fatto che non abbiamo due ricordi eguali ma solo simili, lascia pensare che l’immagine sia generata al momento e non semplicemente illuminata o estratta da un archivio fotografico.

Ma se le cose stanno così, si aprono prospettive del tutto innovative rispetto al comune intendere non solo la memoria, ma soprattutto quella misteriosa sorgente di ogni cosa che chiamiamo mente. Se i ricordi sono generati nel momento stesso in cui sono ricordati, vuol dire che non sono un oggetto statico, ma la creazione di un atto creativo che crea sistematicamente il proprio museo i fatti. Vuol dire che la mente, come sosteneva Aristotele, è atto in atto, qualcosa di simile ad un serpente che mangia la coda, ovvero qualcosa che dove inizia la bocca, inizia anche la coda e viceversa. Qualcosa per cui inizio e fine coincidono, dunque qualcosa di non soggetto al tempo. In altre parole, che non è tanto la mente ad essere eterna, giacché essa potrebbe essere per ogni pensante l’eternità atemporale con cui Dio pensa se stesso, ma che i suoi atti, che in definitiva sono tutti ricordi, sono i modi con cui Dio genera l’immagine infinita, ma concreta, dell’eternità dei suoi pensieri. Misteriosamente qualcosa che ci sfugge, in ciascuna mente, picchia il suo sonno e dal colpo che riceve genera un’immagine che ricorda come esperienza di un qualcosa che chiama mondo; la sua vita non è altro che un succedersi di immagini di questo tipo che vengono di volta rigenerati in un processo che li sembrare una sorta di rosario o di collana di castagne, tenute assieme da un filo che le ricorda ad una ad una, ma in realtà non sono che l’affresco con cui la mente disegna, cancella, disegna di nuovo, il sogno della sua vita.

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