
Ho a lungo cercato e continuo a cercare di forzare la saracinesca della realtà. Mi immagino con un piede di porco davanti ad essa. Riesco a infilarlo dove essa si fissa al suolo, ma per quanti sforzi faccia non riesco a spezzare il lucchetto. Tutto quello che riesco a ottenere è qualche minima fessura che però lascia filtrare abbastanza luce per rendermi assolutamente consapevole che quello che vedo non è quello che vedo, la realtà che vedo non è la realtà. Sono del tutto certo che se riuscissi infine forzare il lucchetto e la saracinesca con un rumore di ferraglia rugginita si avvolgesse su se stessa, spalancandomi il suo segreto, in verità mi troverei di fronte ad un’altra saracinesca della realtà. Gli antichi avevano chiamato tutto ciò abisso. Un luogo non luogo, un tempo non tempo, uno specchio che riflette all’infinito se stesso, ovvero ci mostra l’immagine di una non immagine. Questo è l’abisso, non una profondità senza fondo.
Che forma ha l’universo? Tutti, ci piaccia o non ci piaccia, ce lo raffiguriamo come un’immensa sfera, dentro la quale ci sono tante altre sfere sempre più piccole. Per quanto originali vogliamo credere di essere non riusciamo a immaginarlo come un cubo o come un cilindro o un otto rovesciato. L’idea di essere dentro un sfera, che è comune a tutti noi, anche di quelli che ci raccontano di universi a enne dimensioni, che saranno pure tante ma tutte dentro questo medesimo spazio circolare anche se parallele ed estranee le une alle altre, è evidentemente la creazione fittizia della nostra nostra immaginazione sensibile, una costruzione mentale che nasce dal fatto che percepiamo le cose in un certo modo e le colleghiamo per continuità in un medesimo contenitore circolare. E’ una costrizione oggettiva della nostra mente, ma è talmente forte che appare appunto come la condizione reale con il cui il reale si mostra. Ma se prendi coscienza vera di questo, allora sai che il luogo in cui siamo non è un luogo e che adesso è solo un modo di dire. Tolto chi adesso lo dice, è al tempo stesso all’inizio e alla fine, ovvero non ha inizio non ha fine. Dove siamo? C’era una risposta che non era una risposta, ma una metafora: “Siamo nelle mani di Dio”. Cosa vuol dire? Che non c’è modo di ricondurre l’esperienza dell’esistere a quella che è la dimensione umana di darle un ordine e una verità. Se lo facciamo siamo nelle mani di venditori di enciclopedie porta porta.

